“Jump” / Idee carine, disattenzione tecnica

Jump è l’opera prima di Bindu De Stoppani, la regista trentacinquenne di origini ticinesi e americane. Questo film parla di Alice, una donna londinese di circa trent’anni, che alla notizia della scomparsa del padre, dal quale fu abbandonata ventiquattro anni prima, si ritrova catapultata nella realtà di un tipico paesello del canton Ticino. Questo cambiamento radicale, nonché ritorno alle sue origini, le farà ritrovare il calore famigliare e le permetterà di seguire un importante cammino di formazione. Sì, perché Jump è un vero “racconto di formazione”. L’Alice londinese e l’Alice di Intragna, infatti, sono due persone molto diverse. Se la prima è una vera e propria business woman, messa sotto pressione dai ritmi della metropoli, la seconda è molto più rilassata e cosciente dell’importanza di alcuni semplici valori, come l’amicizia e l’amore.

La trama risulta interessante e ben costruita. Inoltre, sono presenti alcune scene molto ben riuscite e davvero piacevoli da guardare. Si può citare la scena del cimitero, in cui la nonna di Alice piange sulla tomba del figlio, oppure il momento in cui l’Alice 35 enne incontra l’Alice di molti anni prima sott’acqua; oltre a ciò la storia è abbastanza prevedibile. Tuttavia, la pellicola presenta dei difetti, alcuni anche gravi e a mala pena perdonabili, pur trattandosi di un’opera prima. I sottotitoli presentano degli errori ortografici che sarebbe meglio evitare, come “e” anziché “è” per indicare il verbo essere, ma queste sono piccolezze, come anche il bilanciamento dei bianchi e l’esposizione che ogni tanto danno l’impressione di essere sfasati, proponendo come risultato delle immagini “bruciate”, soprattutto per quel che riguarda la pelle della protagonista. Le pecche maggiori sono, invece, la cattiva sincronizzazione del doppiaggio, che è spesso in ritardo rispetto all’immagine e la sua qualità, che fa sembrare tutto il parlato veramente recitato. Come se non bastasse, la recitazione è pressoché inesistente, salvo nel caso di Claire Price (Alice, appunto), la cui interpretazione è molto buona, ma risulta purtroppo fuori luogo, se paragonata a quella degli altri attori: mancano totalmente di tensione e talvolta di espressività.

In conclusione, Jump ha un titolo adeguato, perché tratta approfonditamente il tema di tuffarsi nella vita e d’essere pronti al cambiamento, ma il solo titolo non può fare un buon film. Oltre all’idea carina, era necessaria una maggiore attenzione ai dettagli tecnici.

Riccardo Passarella, 18 anni, Liceo di Mendrisio

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