“Jump” / Un salto in avanti per incontrare se stessa!

Un esordio incandescente. Così alcuni spettatori hanno definito l’inizio di Jump, primo lungometraggio della esordiente Bindu de Stoppani. Ma cosa vuol dire “incandescente”? Dopo la proiezione si parlava del ritmo incalzante che scandiva l’apertura della pellicola, per alcuni un aspetto positivo, per altri meno. Ai miei occhi “incandescente” é la scena d’amore sulla quale si é aperto il sipario. Nella scena, la regista vuole disperatamente catturare l’attenzione del pubblico, ma suscita invece una sensazione di noia.

La protagonista posa davanti ad uffici e ad arredamenti eleganti, e benché si muovi sempre, si ha la sensazione che il film non sia in realtà nient’altro che una visita guidata di luoghi comuni. Come se girare in una location conosciuta bastasse per fare un buon film…

Le doti d’attrice di Claire Price convincono sin dall’inizio e rimangono fino a tempo indefinito uno dei pochi elementi capaci di tenere teso lo spirito dello spettatore. Quasi senza preavviso ci ritroviamo a seguire la protagonista in uno di quei piccoli paesi “in cui tutti si conoscono l’un l’altro” per non si sa bene quale motivo, forse per rivedere la nonna italiana, ah no, per occuparsi della vendita della casa in cui vive la nonna. Mentre la storia prosegue senza apparente vigore, la storia di Alice si intreccia quasi scontatamente con quella di Luca, un giovane del villaggio che le fa la corte fin dal primo incontro, e in modo piuttosto curioso con quella di un bambino che soffre di epilessia.

Il dado è tratto: eccoci di fronte ad un’altra banale storia d’amore. Ancora una volta sembra che le scene (tutt’altro che mal riuscite, bisogna ammetterlo) tra Alice e il bambino siano semplicisticamente ispirate a una delle numerose commedie che già conosciamo, fatta eccezione della divertentissima telefonata che la donna tiene col datore di lavoro dopo che il bambino l’ha invitata a giocare con la buccia d’arancia tra le gengive. I litigi all’interno della famiglia del bambino sono poco personali, ripetuti troppe volte e completamente privi di realismo.

Dalla conclusione non potevamo aspettarci ormai più un granché (il solito happy end di una storia d’amore), se non é per quella sorta di colpo di scena che mi ha personalmente lasciato un’impressione molto positiva: dopo mille tragedie e avvenimenti un po’ confusi, Alice riesce finalmente a fare un salto in avanti – e a incontrare se stessa e a ritrovare i passi di un cammino che un po’ si scorgeva e un po’ no. Nel giro di qualche secondo ho capito che in verità il rapporto tra Lucia e le persone che incontra nel paese natale é più profondo di quel che sembrava e che in realtà tutte le vicende erano direttamente legate alla scoperta e allo sviluppo del suo carattere e della sua personalità.

In definitiva, si sente che il cinema ticinese sta cominciando a smuoversi: Jump non sarà il film dell’anno, ma è una tappa necessaria per ambire a progetti più ambiziosi.

Nicolas Kick, 19 anni, Università di Zurigo

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