“Bleak Moments” / Situazioni incomode

I rapporti umani generano spesso situazioni imbarazzanti. Il sentimento del disagio è universalmente riconosciuto: l’essere impacciati, il sentirsi fuori luogo, attimi di silenzio che si protraggono all’infinito. Può un tale stato d’animo essere trasportato sullo schermo? Come rappresentare cinematograficamente il malessere, l’incomodità di queste circostanze?

È una grande sfida che il regista britannico Mike Leigh decide di intraprendere con il suo primo lungometraggio, Bleak Moments, ovvero Momenti di desolazione. Il film narra le vicende di una giovane impiegata di nome Sylvia, che vive nella periferia di Londra degli anni ’60 con la sorella Hilda, la quale soffre di una grave malattia mentale. La donna si divide tra casa (in cui è costretta a badare perennemente alla sorella) e lavoro, in uno stato di continua apatia.

Unica (e apparente) consolazione è l’evento che si compie quotidianamente nel tragitto tra questi due luoghi, ovvero l’incontro con un insegnante di nome Peter, personaggio insicuro e timoroso che le chiederà di uscire a cena. Quest’occasione sarà purtroppo un ulteriore conferma della triste realtà dipinta da Leigh, ovvero l’impossibilità di comunicazione tra individui completamente abbandonati a loro stessi.

L’imbarazzo dei silenzi, i timidi ed inutili discorsi e gli impacci involontari dei personaggi sono solo alcune delle scelte di regia che valorizzano il senso e che fanno del film (insieme alla scenografia e alla fotografia che alimentano l’atmosfera) un vero e proprio capolavoro. Scena dopo scena, lo spettatore non può sottrarsi al crescente senso di impotenza e frustrazione nei confronti di questa storia. Viene perfino da ridere, in alcuni momenti dove lo sconforto raggiunge l’ironia più nera. Segno che il lavoro di Leigh è perfettamente riuscito. Un opera in bilico fra i generi, esente da qualsiasi classificazione. Da vedere.

Sebastiano Piattini, CISA, 21 anni

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