“Bleak Moments” / Risaltare i difetti per descrivere i personaggi

Aperta giovedì sera la retrospettiva Mike Leigh a Locarno. I circoli del cinema ticinesi, in collaborazione con il Festival del Film Locarno, hanno inaugurato l’avvenimento con una proiezione pubblica di Bleak Moments, onorandola con una presentazione d’Olivier Père in prima serata. Come ci ha ricordato il direttore, l’opera prima di Leigh vinse un Pardo d’oro a Locarno nel 1972 e fu grazie al «nostro» Festival che il mondo del cinema può vantare oggi l’aurea di un regista di questo spessore.

Sylvia è una giovane segretaria che si prende cura della sua sorella minore Hilda che è affetta da un ritardo mentale. La sua è una vita noiosa, senza amici e senza rapporti interpersonali. L’unica persona sulla quale può fare affidamento è la sua collega Pat, a dir poco stravagante e snervante. Nella sua vita appare Peter, giovane docente, come lei molto affetto da timidezza, che anche a causa dell’imbarazzo causato da Hilda ha difficoltà ad approcciarsi con lei. Altra irruzione nella vita di Sylvia e Hilda é quella che fa Norman, uno strano musicista che vive nel loro garage, e che terrà compagnia a Hilda suonandole la chitarra.

La particolarità di questo film è che non vi è alcun colpo di scena durante tutto l’arco della storia in cui sostanzialmente non vi è nessuna rottura dell’equilibrio se non “l’entrata” nella vita quotidiana delle ragazze di Peter. Il lungometraggio si focalizza sui momenti di imbarazzo, sulle difficoltà ad interagire, sui comportamenti di queste persone così particolari e così diverse tra di loro.

Ogni personaggio ha la sua particolarità e ne vengono risaltati i difetti. In primo luogo vi troviamo la mamma di Pat, Hilda, un’anziana Signora molto spontanea benché affetta dalla malattia d’Alzheimer; poi c’è  Pat, la classica segretaria zitella, maniaca dell’ordine e della precisione che vorrebbe esprimere le parole giuste in qualsiasi situazione, ma ce la fa a fatica. Il personaggio più interessante é Peter che le parole non le usa affatto tanto da rendere il primo appuntamento con la Syilvia un triste requiem verso la fine di una storia mai iniziata portandola nel ristorante più triste di tutta l’inghilterra. Quanto a Norman, diciamo che é il tipico uomo un po’ annebbiato. Ed infine c’è Sylvia, donna parecchio timida (a parte quando si ubriaca) e iperprotettiva nei confronti della sorella.

Tutte queste differenze tra i personaggi portano dello spessore ad un film interessante e curioso. Se i personaggi non fossero stato così ben costruiti, ci saremmo sicuramente trovati di fronte ad un film con meno personalità.

Complimenti a Mike Leigh che mi ha rapito con questo suo bel film e che merita di essere conosciuto. Quindi se avete la possibilità di vedere questo o altri film di questo regista non lasciateveli sfuggire.

Enrico Buletti, Impiegato di commercio, 19 anni

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