Polisse : c’é sempre un significato ?

Come si può definire un film poliziesco che poliziesco non è? Polisse è la non-storia di una squadra di polizia addetta alla tutela dei minori, che ogni giorno s’imbatte in dei casi tra i più disparati. È una non-storia perché non cʼè una trama realmente uniforme o un caso particolare sul quale focalizzare l’attenzione. Lʼunica cosa costante per tutto il film è lo sviluppo di alcune relazioni tra i membri della squadra, sempre inserite in un clima teso e stressato. I casi, che si susseguono “a settori” (prima ci sono gli abusi, poi i casi di affidamento, poi i comportamenti irresponsabili di alcune ragazze,…), tranne alla fine, in cui si perde questa divisione, aiutano a trasmettere questo senso di confusione e questa mancanza di armonia; soprattuto grazie alla peculiare caratteristica di non venire approfonditi e di non essere più ritrattati, nel film, dopo che vittime o colpevoli abbiano parlato con gli agenti.

Il risultato è una composizione disorganizzata per unʼistituzione che appare disorganizzata. Il caos traspare anche dalla struttura dellʼintreccio: le scene sono brevi, interrotte bruscamente, spesso inconcludenti e fin troppo ricche di dialoghi, talvolta senza una chiara utilità. Inoltre, gli episodi di lavoro sono mescolati, spesso in modo casuale, con gli sprazzi della vita quotidiana e privata dei molteplici protagonisti. Il film, tra tutti i suoi drammi, ammette comunque scene comiche, comicamente malate, e dopo ogni momento di tensione acuta riesce sempre a sdrammatizzare, anche in modo poco opportuno, lasciando cadere il velo di serietà che aveva imposto fin ad allora.

Polisse contiene delle forti e palesi critiche ad alcuni comportamenti, primo fra tutti il maltrattamento dei bambini. Si rimprovera poi lʼimmotivato maschilismo islamico, con una scena molto significativa, dove unʼagente arriva a scomodare il Corano per difendere le donne e le figlie musulmane. Vengono infine denunciati la corruzione e – soprattutto – il timore del corpo di polizia nei confronti di chi “ha conoscenze”. Malgrado tutti questi buoni propositi, il film rimane di difficile comprensione, soprattutto perché non è facile affibbiare un significato a tutto ciò che avviene nelle due ore di proiezione e propone un finale che lascia senza parole.

Polisse è un film non eccessivamente interessato – non si vede un chiaro schieramento su dei fronti politici e i casi non vengono affrontati con « inutili » sentimentalismi – e piuttosto realistico, che ha le sembianze di un documentario soprattutto per come filma il mestiere e la vita dei poliziotti. Tuttavia, dire se sia un bel film o meno non è semplice. È senza dubbio un groviglio di confusioni, il cui messaggio (soprattutto finale) può essere interpretato in così tanti modi da non apparire veramente sensato.

Riccardo Passarella, 18 anni, Liceo di Mendrisio

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