Polisse – L’insoddisfazione: un regalo prezioso che attiva la mente

Polisse non è stato creato per un pubblico specifico, non per un buco nel mercato del cinema da colmare ma per la soddisfazione artistica della regista; questo rende il film unico nel suo genere.

Il primo aspetto curioso del film riguarda l’analogia che intercorre fra la composizione stilistica del film, la conclusione delle storie delle vittime che vengono censurate e la sensazione di incompletezza con la quale si è lasciati al termine della visione. Le vicende sono lasciate in sospeso così come questi abusi non potranno mai essere archiviati, oltrepassati, poiché impressi per sempre nella memoria delle vittime.

Questo fastidio provocato dalla mancanza di risposte diventa quasi piacevole poiché “obbliga” lo spettatore a cercarsele da sé. Ho trovato molto efficace il contrasto e l’intrecciamento fra l’importanza delle tematiche trattate e la sorta di ironia nera che avvolge l’ intero film.

Un aspetto che si potrebbe definire negativo è la densità di Polisse: troppe storie da seguire, poca coerenza e tanti cambi di scena improvvisi costringono ad una concentrazione forzata e poco piacevole. Questo aspetto d’altronde descrive in maniera unica quella che è la vita umana, ritratta in questo film: soggetta a cambiamenti, frenetica, spesso davvero poco coerente e soprattutto vulnerabile.

Ciò che Maïwenn mi ha regalato con questo film non è stato una storia bensì un vuoto, un’angoscia e delle sensazioni che reputo sicuramente più difficili da provocare e più preziose da avere.

Martina Greenwood – 18 anni – Liceo di Mendrisio

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