Polisse – Ricco d’emozioni, inaspettato e con una sottile ironia

Polisse racconta, o meglio documenta, le storie delle unità speciali all’interno della polizia francese, chiamate BPM (Brigade de Protection des Mineurs, brigate per la protezione dei minori). Sono storie tempestate dall’orrore degli abusi sui bambini: si passa dalla criminalità adolescenziale ai casi d’affidamento.

Siamo di fronte ad un film assolutamente realistico, che in modo efficace riesce a coinvolgere lo spettatore lungo tutto il corso della proiezione. Una leggera ironia contrasta le scene forti, quelle basate su una tematica scottante, e rende così il film più agevole alla visione. Vi è inoltre un sottile mistero in tutto ciò che accade; nessuna delle diverse circostanze che riguardano le disavventure dei bambini e adolescenti viene risolta completamente.

La regista sceglie di abbandonare la pista di ciò che sarebbe potuto accadere in futuro concentrandosi sul presente, sulle attese e le emozioni che gli attori provano nel prendere sotto controllo un nuovo caso. Ma più che d’attori, si potrebbe parlare di personaggi, o protagonisti quotidiani, in grado di provare e trasmettere emozioni in modo semplice. Tendono a dialogare con chi gli sta attorno, affermando più volte di far parte della polizia e non di essere una semplice persona, come per proteggere quella parte della loro sfera privata.

Si riscontrano molti momenti di suspense, accentuati dal silenzio straziante dei personaggi nell’attesa di ricevere una notizia che determinerà la conclusione o l’inizio del loro prossimo incarico. Vi è, inoltre, una grande disorganizzazione in tutta la squadra, disorganizzazione nelle riprese, anche quando tutto appare calmo ed innocuo; sopratutto all’inizio del film, perché la regista presenta in modo totalmente senza ordine la vita privata dei vari attori donandoci in modo continuo diverse informazioni che il nostro cervello inizierà ad assimilare pian piano.

A causa di tutto ciò gli attori sembrano disperdersi e farsi condizionare. In principio appaiono risoluti, fieri del loro mestiere ma nel corso del film tendono a smarrirsi nei loro pensieri, nelle storie così umane e a loro vicine, che li condizionano in modo permanente. Non sempre è facile affrontare delle situazioni che ti possono apparire famigliari, così analoghe; ed essere forte e mentalmente stabile per distaccarsi completamente da tutto, affrontando in modo razionale ogni singola storia di sofferenza.


Polisse mi ha lasciato perplesso, alla fine della visione un senso di dubbio ha continuato a snodarsi nella mia mente. Non riesco ad affermare se mi sia piaciuto in modo completo: avrei bisogno di un’altra visione per comprenderlo appieno. In ogni caso si riesce a percepire come questo film non sia stato realizzato per raccontare la storia di qualcuno o per affrontare semplicemente una tematica, ma per descrivere la profonda realtà che circonda le differenti vite di questi poliziotti, realtà che condiziona il loro lavoro e conseguentemente la loro vita.

Massimiliano Rossetto, 19 anni, Liceo di Mendrisio

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One Response to Polisse – Ricco d’emozioni, inaspettato e con una sottile ironia

  1. Sara says:

    bravissimo!

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