“Intouchables” vu du Tessin / A lezione di critica con Antonio Mariotti

L’antenne tessinoise de la Tribune des Jeunes cinéphiles a organisé une rencontre avec le critique de cinéma du “Corriere del Ticino” Antonio Mariotti, en marge de la projection du film “Intouchables” (“Quasi Amici” en version italienne). Le responsable Filippo Demarchi rend compte de cet échange et les jeunes commentent le film.

Dopo essere usciti dalla sala del Cinestar, ci siamo ristorati alla Pizzeria Resega di Lugano. Là ci aspettava il noto critico cinematografico Antonio Mariotti, capo redattore della rubrica cinema al “Corriere del Ticino”.

Tra un boccone e l’altro, il sig. Mariotti ha chiesto ai critici della Tribuna dei Giovani Cinefili come hanno accolto il film appena visto. Si è parlato delle impressioni che il film ha lasciato e del successo che lo corona. Intouchables era stato accolto molto bene in Francia (18 milioni di spettatori), ma girava il discorso critico e un po’ snob che Intouchables sarebbe stato un puro calcolo commerciale per riunire due classi diverse: la borghesia francese rappresentata da François Cluzet e la popolazione delle banlieue simboleggiata da Omar Sy (i suoi sketch su Canal + l’hanno reso molto popolare, soprattutto nelle periferie di Parigi). Un discorso che puntava il dito contro un film che voleva solo sbancare il botteghino senza mirare ai contenuti.

Ora, guardando i dati su www.procinema.ch, ci si accorge che solo in Svizzera, il film ha registrato più di un milione di spettatori (Titanic ne aveva fatti due). L’Italia e gli Stati Uniti stanno già pensando di fare il remake di Intouchables. Il film funziona, e funziona anche al di là delle frontiere francesi. Il discorso sul pubblico mirato cade quindi a picco.

Persuaso che ogni film meriti un approccio diverso, Antonio Mariotti ci ha esortati a non seguire schemi preconfezionati per scrivere le nostre recensioni. Dice addirittura, che quando il film è brutto ci si limita a raccontare la trama, ma se è bello, bisogna cercare d’invogliare il lettore ad andare a vederlo mettendo in evidenza l’aspetto che più lo caratterizza. Nel caso in cui ci trovassimo di fronte ad un film con una fotografia mozzafiato, è importante segnalarla nella recensione, senza che per altro sia necessario raccontare le vicende dei personaggi.

Una critica è quindi una libera riflessione in cui lo spettatore mette in rilievo quello che più caratterizza un film e lo trasmette ad un’altro. Ci sono film in cui é necessario parlare della tecnica motion-capture, senza attardarsi su trama o fotografia, perché il film s’iscrive in un processo storico e tecnologico più importante (The adventures of Tintin). Altri in cui é più interessante parlare del loro successo (Intouchables), senza esprimersi sui personaggi perché si da per scontato che tutti li conoscano (andando a vedere il lancio su Internet).

In altre parole, non si dovrebbe ritenere il lettore uno sprovveduto al quale raccontargli didatticamente la trama in dettaglio. Ridendo e scherzando, Antonio Mariotti ci ha pure confidato che ai lettori da fastidio se riveliamo costantemente la trama in dettaglio. Lo spettatore vorrebbe scoprirla durante la proiezione…

Se la Fox decide di far circolare Titanic in 3D, la recensione che lo accompagnerà non dovrà raccontare la trama: la conoscono tutti. Sarebbe più interessante trattenersi su altri aspetti, quali l’utilizzo del 3D o il calcolo commerciale che ci sta dietro, ecc.

Alla domanda “possiamo fare dei riferimenti ad altri film quando scriviamo una recensione ?”, il nostro critico ha risposto che ci sono film che di proposito invogliano lo spettatore a scovare dei rimandi ad altri film. Quindi se il film stesso si vuole “citazionista”, la recensione lo sarà altrettanto.

Per concludere, il sig. Mariotti ci ha detto che non ci sono ricette ed é scrivendo che s’impara. Oltre a darci qualche consiglio sulla forma delle nostre recensioni, ci ha anche allargato gli orizzonti cinematografici, invitandoci a vedere sia finzioni che documentari, sia film in 3D che film d’autore. Un invito a stare al passo con i tempi per capire non solo i meccanismi intriseci ad ogni film, ma anche e soprattutto il contesto nei quali questi s’iscrivono.

I giovani della Tribune des Jeunes Cinéphiles hanno complessivamente apprezzato Intouchables e pure la cena con il critico che ha seguito. Il contesto informale e frugale dell’incontro li ha permesso di rilassarsi, di porre domande e di manifestare il loro interesse per la settimana arte senza sottomettersi alla relazione maestro-allievo spesso troppo presente (in particolare nel caso in cui avessimo organizzato l’incontro in un aula scolastica). Sono stato molto colpito, quando alla fine dell’incontro, il sig. Mariotti ci ha detto “vi leggerò sul sito della TJC” ed uno dei giovani critici gli ha risposto “anch’io sul Corriere del Ticino”. Questo significa che la corrente è passata ed è passata bene.

Filippo Demarchi

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