Echos de Castellinaria (fin) / COSA E COME SCRIVERE QUANDO SI TRATTA DI CINEMA

ZappoliGiancarlo Zappoli (photo) est le directeur artistique du festival de cinéma jeune public de Bellinzone, Castellinaria. A l’occasion de la dernière édition, il a animé un atelier avec des jeunes de la Tribune des jeunes cinéphiles, antenne tessinoise. Dans le but de prolonger les conseils prodigués aux jeunes, il nous livre ici ses réflexions sur la manière dont il envisage le rôle de critique de cinéma (qu’il endosse aussi parfois).

Inizio con una premessa. Ad una delle borse avute al Festival di Cannes ho applicato due pins. Sulla prima sta scritto SONO UN CRITICO (faccio parte di una giuria che seleziona e premia giovani aspiranti critici). Subito sotto si trova la seconda su cui è scritto NA UND? (me l’hanno data al Goethe Institut di Milano e mi dicono significhi : “E allora?”). Questo è lo spirito con cui affronto quotidianamente la mia professione e che ho cercato di trasmettere nel breve spazio avuto a disposizione a Castellinaria.

Perché fare critica non significa assumere una posizione supponente che presuma un ‘sapere’ da imporre a ‘chi non sa’. La consapevolezza della propria esperienza non va né sottaciuta né sottovalutata ma non può mai pretendere di essere definitiva e assoluta. “Ho imparato di più vedendo film che non leggendo libri sul cinema” affermava Stanley Kubrick che pure di libri ne aveva letti e ne leggeva tanti. Il critico deve vedere tanto cinema. Senza sottrarsi da quello che ritiene un cinema ‘basso’ o addirittura (con termine che trovo scorretto) ‘inguardabile’. Non c’è nulla di inguardabile nel cinema. Semmai c’è tanto che va guardato per comprendere meglio il pubblico. Perché è inutile che il critico recrimini contro la massa che premia film di infimo livello se lui, a sua volta, non li ha visti e non si è interrogato su quali siano i meccanismi che procurano il consenso in sala e come si riproducano (magari con variazioni) nel tempo. Da qui nasce l’esigenza di stare dalla parte del pubblico non per ‘educarlo’ né tantomeno per prenderlo, come si dice, ‘per il verso del pelo’. Il critico ha il dovere di frequentare i generi più diversi senza per questo essere obbligato ad amarli. Io posso provare un assoluto disinteresse per un genere cinematografico ma debbo avere sufficiente lucidità per comprendere come  e perché un determinato film vi aderisca con intelligenza oppure con piattezza e saper distinguere tra le due. 

Un altro, difficile, esercizio è quello di cercare di combattere i propri pregiudizi. Innanzitutto sapendoli riconoscere e poi ponendosi davanti a una nuova opera di un regista, magari detestato per le sue opere precedenti, non con la ‘certezza’ di un nuovo disastro ma con la ‘speranza’ di essere piacevolmente stupiti. Fenomeno che talvolta accade.

C’è poi il passaggio alla scrittura che per alcuni può essere agevole e per altri più complicato ma che deve sempre, a mio avviso, tenere conto di almeno due elementi fondamentali. Il primo è, se così vogliamo dire, tecnico. Una recensione non deve mai abbondare in particolari sulla trama e, a maggior ragione, sul finale. Anche quando questo offre un’importante chiave di lettura del film. E’ un esercizio faticoso ma il rispetto per lo spettatore non deve mai venire meno. E’ a lui che va lasciata il piacere (o il disappunto) della scoperta.

L’altro fondamentale requisito è la chiarezza della scrittura unita  alla capacità di motivare sia le lodi che le stroncature. Albert Camus affermava: “Chi scrive in modo chiaro ha dei lettori. Chi scrive in modo oscuro ha dei commentatori”. Ci sono recensori dall’ego sovradimensionato che preferiscono la seconda opzione ma è la prima che dovrebbe costituire l’obiettivo del critico. Per alcuni non è facile raggiungerla così come talvolta risulta difficile l’acquisizione della consapevolezza del mezzo su cui si scrive. Scrivere sul web o per un dizionario di cinema è diverso dallo scrivere un saggio. Un ottimo allenamento in materia, che suggerisco anche per le vostre pagine, consiste nello scegliere un film e scriverne una recensione di 5000 battute per poi passare a una di 1500 scendendo poi a una di 500…per vedere l’effetto che fa.

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