Echos de Castellinaria (5) : IL VALORE DELLA VITA UMANA – La mer à l’aube, di Volker Schlöndorff

La mer à l’aube: questo il titolo del nuovo film di Volker Schlöndorff, regista che forse alcuni di voi ricorderanno per aver vinto la Palma d’Oro alla 32° edizione del Festival di Cannes nel 1979, grazie all’opera Il tamburo di latta.

La storia è ambientata in Francia nel 1941, quindi durante l’occupazione nazista. L’attenzione è focalizzata su un campo di reclusione francese, in particolare su un gruppo di prigionieri politici, prevalentemente comunisti. La loro vita all’interno del campo viene stravolta dopo un attentato contro i nazisti a Nantes che ha visto come vittima un ufficiale tedesco. Per vendicare l’accaduto, Hitler ordina la fucilazione di 150 ostaggi francesi. A questo punto, ai protagonisti del film non resta che la speranza di poter sopravvivere e tornare dalle proprie famiglie.

Il film parla di episodi avvenuti realmente, quindi credo sia impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla vita dei prigionieri e dalle loro emozioni. Impossibile non lasciarsi sfuggire qualche lacrima quando una voce fuori campo legge parte della famosa lettera di Guy Môquet, di soli 17 anni, il più giovane detenuto del campo. La lettera, che comincia con queste parole “Sto per morire! Quello che vi chiedo, a te in particolare, mamma, è di essere coraggiosi. Io lo sono, e voglio esserlo tanto quanto quelli che sono passati prima di me. Certo, avrei preferito vivere. Ma quello che spero con tutto il cuore, è che la mia morte serva a qualcosa.”, viene ancora oggi letta nelle scuole francesi per non dimenticare.

Credo che il film, nonostante racconti di un periodo storico a cui sono già stati dedicati molte altre pellicole, entri veramente nel cuore dello spettatore proprio perché, come scrive Guy Môquet, mostra quanto coraggio possa avere una persona, anche quando di speranze ne ha poche.
I temi trattati nel corso del film sono sicuramente importanti, come ad esempio l’amore, la solidarietà fra compagni, il coraggio e la speranza, ma credo che il più importante di tutti sia il valore della vita umana, a cui, a dipendenza del punto di vista, viene dato un valore diverso. Si vedono infatti le due facce della medaglia: da una parte i nazisti, per cui la vita di un ufficiale viene ritenuta più importante rispetto alle altre e quindi degna di essere riscattata con la morte di 150 persone, persone le cui vite agli occhi dei nazisti sono inutili, quindi ai soldati poco importa quale sia il nome del detenuto che finirà sulla lista dei condannati; dall’altra parte abbiamo invece il gruppo di prigionieri francesi che lottano per la loro sopravvivenza, anche se alla fine, si rassegnano e, come scritto nella lettera di Guy Môquet, sperano che la loro morte serva a qualcosa e che spinga quindi i francesi a ribellarsi all’occupazione tedesca per porre fine a quella follia.

La mer à l’aube, da vedere assolutamente.

Andrea Foiada, 18 anni, Scuola di Commercio
Foiada_andrea

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