Echos de Castellinaria (6) : UN’ALTRA STORIA VERA PER RICORDARCI GLI ERRORI DEL PASSATO – La mer à l’aube, di Volker Schlöndorff

Durante la seconda guerra mondiale, nella Francia occupata da oltre un anno e mezzo dai nazisti, il comandante Hotz viene assassinato da tre giovani comunisti di Nantes. Adolf Hitler, come rappresaglia nei confronti dei ribelli ordina l’uccisione di 150 prigionieri politici. La lista delle persone che verranno giustiziata viene stilata alle autorità francesi.

Tra coloro che verranno uccisi vi sarà anche il giovane Guy Môquet, interpretato da Léo-Paul Salmain, la cui lettera d’addio ai famigliari viene letta tutt’oggi in tutte le scuole francesi.

“Sto per morire! Quello che vi chiedo, a te in particolare, mamma, è di essere coraggiosi. Io lo sono, e voglio esserlo tanto quanto quelli che sono passati prima di me. Certo, avrei preferito vivere. Ma quello che spero con tutto il cuore, è che la mia morte serva a qualcosa” Guy Môquet

La frase, che è stata realmente scritta dal diciassettenne poco prima della sua uccisione, ha un impatto psicologicamente forte sul lettore, così come tutto il film diretto da Volker Schlöndorff. Il ragazzo, durante gli ultimi momenti della sua vita, manda un messaggio di speranza ai suoi cari e si mostra forte nel periodo più difficile della sua breve esistenza. Ciò nonostante l’ingiustizia che lo condanna a morte senza aver commesso nessun reato, se non quello di appartenere al partito politico sbagliato nel momento storico sbagliato e senza la possibilità di salutare i propri cari per l’ultima volta nonostante la certezza della morte, è grande e obbliga lo spettatore a prendere posizione.

Contrariamente ad un campo di concentramento come Auschwitz, in cui la speranza di sopravvivenza era bassa e le condizioni di vita veramente pessime, bisogna pensare che questi prigionieri di La mer à l’aube non avevano il benché minimo sospetto di essere giustiziati, in quanto le condizioni carcerarie erano ben migliori, e gli stessi sapevano di ritornare in libertà dopo aver scontato la pena per cui erano stati incarcerati.

Un grande amico di Guy Môquet, un “martire” come si definirono questi comunisti negli ultimi momenti della loro vita, sarebbe dovuto uscire dal campo di raccolta proprio lo stesso giorno della sua uccisione. La scena più straziante del film è infatti quella in cui questo ragazzo spiega a sua moglie che era venuta a prenderlo per riportarlo a casa, che non si vedranno mai più in quanto sarà giustiziato per un omicidio che non ha mai commesso. La giovane donna non riesce nemmeno a rendersi conto di ciò che le sta per capitare, talmente la situazione è cambiata rapidamente e sembra irreale.

Il nazismo è stata la più grande vergogna dell’umanità, tant’è vero che ci sono moltissimi film e libri che provano a spiegare ciò che sia accaduto in quegli anni bui. Il diario di Anna Frank, Il Pianista, Il bambino con il pigiama a righe, sono solo alcuni dei film più conosciuti che hanno lo scopo di illustrare il nostro vergognoso passato.

Questo film di Volker Schlöndorff, una coproduzione franco-tedesca, ci mostra una delle realtà meno illustrate di questa terribile vicenda. Solitamente ad essere rappresentati sono i fatti accaduti nei campi di concentramento o la persecuzione degli ebrei, e spesso ci si dimentica che anche persone come Guy Môquet (prigionieri politici), handicappati, persone appartenenti ad altri culti e omosessuali sono stati ingiustamente perseguitati e uccisi.

Un film ben fatto e diverso rispetto agli altri sul nazismo, che racconta delle vicende realmente accadute e che quando rapisce lo spettatore rischia di commuoverlo. Da vedere!

Enrico Buletti, 20 anni, impiegato di commercio
Enrico_Buletti

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