Echos de Castellinaria (7) : LETTERE DI FRONTE ALLA MORTE – La mer à l’aube, di Volker Schlöndorff

2012. La mer à l'aubeLa mer à l’auberacconta una storia, basata su fatti realmente accaduti, ambientata nella Francia occupata dai nazisti nel 1941, quando tre ribelli decidono di uccidere un comandante nazista. La risposta da Berlino é tanto istantanea quanto esagerata: Il Fuhrer esige 150 persone fucilate, le quali vengono scelte dalle liste di “prigionieri” politici, i quali vivono nei campi di raccolta assieme ad altre persone (giudicate anch’esse colpevoli, quantomeno temporaneamente).

In questa sfortunata lista finisce il giovane Guy Môquet, il quale lascia una lettera, scritta poco prima di esser fucilato, in cui s’indirizza alla sua famiglia ricordando e consigliando di essere coraggiosi nonostante il dolore che sicuramente proverà: questa lettera diverrà famosa a tal punto da venir letta ogni anno nelle scuole francesi.

Nel corso degli anni sono stati girati un gran numero di film ambientati nella più grande catastrofe politica e umanitaria del ventesimo secolo, ma in La mer à l’aube, il regista Volker Schlöndorff (già premiato con la Palma d’oro a Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero nel 1979 per il suo Il tamburo di latta) ha voluto soffermarsi su due dei tanti elementi che hanno caratterizzato questo triste evento.

Il primo è il conflitto interiore dei gendarmi francesi, costretti a eseguire ordini impartiti dalle autorità tedesche e accettate (poco volontariamente) da quelle francesi; si vedrà ad esempio generali lottare (con una capacità di azione e scelta talmente lieve da non fare quasi nessuna differenza) per non dover mandare a morire giovani innocenti, oppure militari incapaci di uccidere civili sotto comando.

Il secondo invece è quello dell’avvicinarsi alla morte con la consapevolezza dei cambiamenti positivi che essa può portare, ma al contempo con tutti i lati negativi che da sempre la morte porta con sé. Se per un uomo non è facile accettare la propria scomparsa nel giro di poche decine di minuti, come potrebbe mai esserlo per un diciassettenne definito “bambino” persino dalla ragazza di cui è innamorato? L’unico modo che ha il secondo è proprio quello di scrivere una lettera alla famiglia; lettera talmente spontanea ma potente ed emozionante che diventerà, come detto, famosa a livello (inter) nazionale.

Nota particolare va al titolo: La mer à l’aube (in italiano “Il mare all’alba”) scelto come metafora del popolo francese, il quale prima di questa fucilazione viveva calmo, proprio come il mare all’alba, scatenando solo dopo di essa la propria indignazione, esattamente come le onde dopo l’alba.

In conclusione, trovo che questo sia un buon film che riesce a colpire lo spettatore, parlando di due elementi non così spesso trattati nel cinema ambientato nel (post) seconda guerra mondiale e narrando di un fatto storico fondamentale per la storia francese, europea e mondiale; nonostante ciò, non credo si possa dire che sia una ventata d’aria fresca per il cinema, essendo comunque e sicuramente un film toccante, che merita di essere visto, specialmente da un cittadino francese.

Yari Carbonetti, 20 anni
Yari_Carbonetti

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