Echos de Castellinaria (8) : RIFLESSIONI SULLA GUERRA E SULL’ANIMO UMANO – La mer à l’aube, di Volker Schlöndorff

Mer_a_l_aube_revolteDopo l’uccisione a Nantes di un comandante nazista da parte di un gruppo di giovani comunisti, nella Francia occupata del 1941 si scatena la reazione del Führer. La punizione è esemplare e durissima: 150 francesi devono essere fucilati  dalla truppe tedesche. Le vittime vengono selezionate nei campi di prigionia, dove sono custoditi comunisti e ribelli del governo collaborazionista francese. Tra questi il giovane Guy, diciassettenne che lascia una lettera alla famiglia, che ancora oggi viene letta nelle scuole francesi.

Schlöndorff, regista tedesco nato e cresciuto proprio durante il periodo nazista, decide di raccontare un episodio della guerra con contenuti umani e sentimentali non indifferenti. Il film segue le vicende della rappresaglia all’omicidio del comandante Holz, alternando diversi punti di vista, spaziando dalle spartane baracche del campo di raccolta, ai lussuosi uffici degli ufficiali tedeschi al servizio di Hitler.

Dopo una sequenza introduttiva dove il regista presenta la realtà dei campi di prigionia e i suoi protagonisti, si passa subito all’azione con l’uccisione del militare tedesco. Questo avvenimento funge da spartiacque e da questo momento in poi il film prende una piega drammatica che resterà presente per tutta la durata della pellicola.

Come detto, Schlöndorff racconta i fatti attraverso la visione delle due parti coinvolte, presentando una moltitudine di personaggi, senza concentrarsi su di un protagonista vero e proprio (escludendo Guy), dimostrando, così, la volontà di mostrare il dramma e il dolore condiviso di un popolo e non di un singolo individuo. Oltre a questo, il regista cerca di fare breccia nel cuore dello spettatore attraverso una rappresentazione realistica dei fatti, senza l’uso di particolari espedienti.

In La mer à l’aube, ciò che sicuramente colpisce, è il peso della vicenda umana, non solo osservata dal punto di vista delle vittime, ma anche da quello dei carnefici. Infatti i soldati e gli ufficiali sono spesso tenuti a seguire ordini di cui ignorano la ragione, che portano poi ad un conflitto interiore difficile da gestire per chiunque (basti pensare alle scene finali con il soldato in lacrime).

Le contraddizioni della guerra e le relative conseguenze sono proprio uno dei temi principali del film, se da una parte i tedeschi non si fanno scrupoli a fucilare 150 civili innocenti, dall’altra i collaborazionisti preferiscono sacrificare i prigionieri politici piuttosto che dei “buoni francesi”. È proprio questa politica di rappresaglia, assieme agli attentati comunisti  che va a creare un circolo vizioso che non è utile a nessuno (come sostiene il prete prima di parlare con i condannati), e che contribuisce a rendere ancora più partecipe lo spettatore.

Un film che cerca, quindi, di fare leva sul coinvolgimento e sull’emotività del pubblico (riuscendoci anche abbastanza bene), proponendo una riflessione sul senso della guerra e un viaggio nelle profondità dell’animo umano, rappresentando il popolo francese fiero come non mai e pronto a tutto pur di non perdere la propria dignità.

Nadir Paltenghi, 19 anni, Liceo Bellinzona
Nadir_Paltenghi

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