DJANGO UNCHAINED : Capolavoro o “cagata pazzesca” ?

Django_affiche_EspI film di Tarantino, soprattutto da Kill Bill in poi, mi mettono sempre in una difficile posizione di profonda indecisione: non riesco mai a deciderrmi se siano dei capolavori o, per utilizzare una nota citazione e al tempo stesso un eufemismo, delle “cagate pazzesche”.


Uscito dalla proiezione di Django Unchained ero completamente euforico. Poi, ripensandoci poco dopo, ero assolutamente convinto che fosse un film quasi nullo. Ora, riflettendoci con calma, sono giunto alla conclusione che Django, come Bastardi senza Gloria, come Kill Bill, come Jackie Brown e come Pulp Fiction (tralascio volontariamente Le iene e Death Proof, che secondo me andrebbero inseriti in un discorso a parte), sia puro intrattenimento. Due ore e quaranta di puro intrattenimento, con l’unico scopo di divertire lo spettatore.

Un film che incarna, da un certo punto di vista, il mio ideale di cinema e che, da un altro punto di vista, si distacca completamente da tutto quello che ritengo necessario a creare un capolavoro cinematografico.
Resta il fatto che per tutta la durata del film sono rimasto estasiato, e, nei momenti in cui non ridevo sguaiatamente (ecco cosa provoca in me la violenta esagerazione tarantiniana), sorridevo beatamente. Intrattenuto da un film divertente in quanto divertito. I lavori di Tarantino trasudano sempre un amore infinito verso il cinema, come testimoniano le innumerevoli citazioni presenti nei suoi film. Da notare, per esempio: la pistola che scorre lungo la manica, ripresa non direttamente, come molti potrebbero pensare da Taxi Driver di Scorsese, bensì da Sukiyaki Western Django di Takashi Miike (in cui Tarantino fa un cameo), che a sua volta cita chiaramente Scorsese; il classico “figlio di puttana” finale, omaggio a Il buono, il brutto e il cattivo di Leone, che Tarantino aveva già citato nel mexican standoff presente nella scena finale di Reservoir Dogs; e l’uomo divorato dai cani, probabile riferimento a  Le colt cantarono morte e fu tempo di massacro di Lucio Fulci. Un amore per il cinema che mi da sempre l’idea di trasformarsi in, appunto, un cinema divertito. Divertito perché mosso non dal bisogno di dire qualcosa, di veicolare un messaggio, ma dal bisogno di esercitare questo amore.
Degna di particolare attenzione è la poco ortodossa colonna sonora, capace di passare da Morricone e da Bacalov (autore del tema del Django di Corbucci, qui ripreso) a un inedito featuring tra James Brown e Tupac (chicca, questa, per gli amanti di almeno due diversi generi musicali: il funky e l’hiphop).
Anche il tipo di violenza in Django Unchained merita di essere menzionata, completamente diversa da quella delle Iene (sono passati vent’anni).

Tarantino ha progressivamente estetizzato la violenza dei suoi film, portandola forse qui all’estremo. Non si risparmia sulle esplosioni, e gli schizzi di sangue che imbrattano campi di fiori e intere pareti sono molto più simili a quelli di Planet Terror e a quel filone di film trash-splatter che a quelli dei suoi precedenti lavori.
Una delle cose migliori del film rimane l’ironico cameo, o, come scritto nei titoli di testa, “l’amichevole partecipazione” di Franco Nero (lui lo sa come si pronuncia Django!), che, invecchiato, ha guadagnato ancora qualcosa come presenza, e che s’impone come la faccia più western dell’intero film.


Giovanni Giovannoli, 18 anni, Liceo Lugano
Giovandoli_giovanni

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