DJANGO UNCHAINED : Un delizioso esercizio di stile

Django_UnchainedQuentin Tarantino torna sugli schermi con la sua inimitabile sensibilità mista a uno stile che rimane inconfondibile, proponendo un western altrettanto “unchained”, altrettanto scatenato. La trama è piuttosto semplice: negli Stati Uniti del Sud, pochi anni prima della Guerra Civile, un cacciatore di taglie di nome Schültz libera e addestra uno schiavo nero, interpretato dall’impassibile Jamie Foxx, di nome Django. Quest’ultimo è alla disperata ricerca di Broomhilda, la moglie, che si trova nelle piantagioni del ricco terriero Calvin Candie. Spinto dalla speranza di riunirsi all’amata e da un profondo desiderio di vendetta nei confronti dei negrieri e dei bianchi schiavisti, Django decide di unirsi al cacciatore di taglie come suo “discepolo”.

Django Unchained non è un semplice western. Nascosti sotto l’ironia, a volte quasi esagerata, e quella comicità che da sempre contraddistingue il cinema di Tarantino, si celano temi complessi e, nonostante sia passato ormai più di un secolo dalla prima Guerra Civile, ancora “caldi”.

Jamie Foxx interpreta con durezza lo schiavo nero che riprende possesso della sua libertà, una libertà che mai aveva pensato di possedere e che di colpo gli appare sconosciuta; nel lungometraggio sono infatti parecchie le scene in cui si nota una sorta di “guerra” interna: da un lato Django può finalmente assaporare una vita libera e può rincorrere il suo desiderio d’amore e la sua sete di vendetta,  dall’altro questa vita libera è una nuova vita, con regole ben diverse dalle regole violente e sanguinose a cui era sottoposto un nero all’epoca. Nel corso del film, infatti, Django non solo dovrà “abituarsi”, per così dire”, a questa sua libertà, ma addirittura fingersi un negriero, rivoltando in maniera radicale quella che era stata la sua visione del mondo fino a quel momento. Per tutta la vita era stato sottomesso al potere gratuito dei bianchi schiavisti e ora si trova dall’altra parte, lui è il “cattivo”, lui deve giudicare i “negri” come animali, come merce.

Memorabile, seguendo questo discorso, una scena. Nella prima parte del film Django uccide due ricercati per conto del dottor Schülz e frusta, esattamente come ogni bianco terriero faceva con i suoi schiavi, un uomo bianco intento a punire una giovane donna di colore, simboleggiando non solo la libertà, quella libertà irraggiungibile per uno schiavo nero, ma stravolgendo il mondo stesso dello schiavismo, riducendo il bianco usurpatore a frustato e il nero da sempre sottomesso a padrone.

Passando ora al film come “opera artistica”, Tarantino regala una vera e propria perla, a parer mio. Riprendendo anche il film Django del 1966 di Sergio Corbucci, colora di uno stile unico e inimitabile il film: i titoli di inizio, per esempio, sono semplicemente epici, colorati di rosso infuocato riprendendo, con rispettosa e ossequiosa ironia, la grande tradizione western. Così anche la sceneggiatura, la fotografia, la colonna sonora (semplicemente incredibile la sparatoria nella parte finale del film accompagnata da un’inaspettata colonna sonora Hip-Hop firmata Rza, “Ode to Django”).

In conclusione, Django Unchained non è il miglior film di Tarantino, ma è sicuramente un film da vedere. Nonostante la complessità dei temi affrontati o meglio sfiorati, questo lungometraggio rimane un delizioso esercizio di stile e una sorta di epico inno al cinema firmato da uno dei grandi del cinema stesso.

Leo Pusterla, 18 anni, Liceo Lugano
pusterla_leo

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s