THE MASTER : IL BISOGNO DI TROVARE QUALCOSA AL QUALE AGGANCIARTI PER RIDARE SENSO ALLA VITA

La premessa che devo fare prima di poter scrivere questa recensione è che mi ci è voluto qualche giorno per “digerire” il film, tentare di capirlo e dedicare del tempo a della sana ricerca alle mie riflessioni. Ora posso trarre le mie conclusioni alle quali sono giunta anche confrontandomi con l’opinione di altre persone.

L’idea è che Freddie Quell è l’esempio più estremo di un uomo fragile, abbandonatosi all’alcool, lasciato a vagabondare tra le sue incertezze senza un minima traccia da seguire nella vita. Freddie si scontra con varie problematiche come l’abbandono dei soldati dopo la guerra, l’alcolismo, la perdita dell’amata… ma il punto focale della sua storia è il fatto di non avere obiettivi, uno scopo nella vita. Per questo si affida alla prima guida che trova: Il maestro Lancaster Dodd, leader di un gruppo emergente che nell’America degli anni ’50 lavora nel tentativo di diffondere l’introspezione per riscoprire la propria anima, talvolta con metodi controversi, magnificamente interpretato da Philip Seymour Hoffman,  Fra i due si instaura una relazione disequilibrata; Freddie e Lancaster hanno bisogno l’uno dell’altro per motivi diversi. Freddie necessita di una guida mentre Lancaster trova nell’allievo un compagno fedele che crede indiscutibilmente nella Causa.

La loro relazione è rappresentata perfettamente in una scena particolare del film dove i due si rincontrano dopo tanto tempo e si abbracciano a terra rotolandosi nell’erba. Freddie è malmesso ma richiamato immediatamente a rapporto quando Lancaster si alza e lo chiama in casa, quasi fossero un cane e il suo padrone.

Tecnicamente, la qualità delle immagini è davvero alta. Molte scene emanano freschezza e luce che contrastano in maniera positiva l’argomento cupo del film, intensificandone la sua delicatezza.

Ho trovato l’interpretazione degli attori davvero eccezionale, il personaggio principale è enigmatico, sofferente e perso e la sensazione che ho avuto è stata quella di sentire che aveva molto da raccontare ma data la sua condizione (nascosto dietro una fittissima nube di intossicamento) ci è troppo difficile permetterci di visualizzarlo nella sua integrità. E così anche lo scorrere del racconto.

The Master è stato fortemente criticato (da chi?), in effetti è un film difficile da seguire poiché tocca moltissime problematiche che sentivo avessero bisogno di un approfondimento; da spettatrice volevo sapere di più delle informazioni che mi venivano fornite per ricostruire la storia. In un certo senso però è proprio la mancanza di questi elementi che ti permette di immaginare gran parte della storia, spaziare ai limiti della tua immaginazione per trovarne ai suoi margini un punto di collegamento e d’intreccio con la tua storia, la tua sensazione personale di dispersione e di incertezza, il tuo bisogno di trovare qualche cosa al quale agganciarti per ridare senso alla tua vita.

Martina Greenwood, 18 anni, Liceo Mendrisio
Martina_Greenwood

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