THE MASTER – UN FILM INTRICATO COME L’AMBIENTE CHE DESCRIVE

Quatre membres tessinois de la TRIBUne des jeunes cinéphiles sont allés voir “The Master” de Paul Thomas Anderson. Ils nous livrent leurs impressions critiques.

 

The Master si apre in un ambiente di cameratismo, dove si vede chiaramente, soprattutto tramite l’assenza di pudore, quale possa essere la vita di un soldato fuori dal campo di battaglia. Fin da subito si avverte nel protagonista Freddie Quell un senso di follia che lo pervade. Le musiche enfatizzano questo sentimento e i tratti somatici del personaggio ce lo confermano (il labbro leporino, lo sguardo penetrante ma da instabile), così come la sua abitudine di preparare improbabili drink.

La focalizzazione è interna, con un punto di vista che è prevalentemente quello di Freddie.

Siamo immersi nella sua psiche per quasi tutto il film, e questo appare più evidente quando a interagire con il protagonista non sono tanto altri personaggi quanto delle voci -quasi- fuori campo, che irrompono nel suo mondo. Se ci si allontana da Freddie, è solo per mostrare l’ambiente con il quale presto interagirà, come quando al centro commerciale si segue l’indossatrice, oppure quando, prima di salire sullo Yacht, si assiste a un gioco di messa a fuoco che mette in primo piano prima la barca e poi il personaggio.

L’arrivo in scena de “La Causa” provoca un cambiamento di atmosfera all’interno del film quasi totale, poiché Quell comincia a orbitare intorno ai principi della setta, inizialmente considerandola come un gioco, e poi diventando il difensore del suo maestro, distaccandosi lentamente dai suoi bisogni, come quello sessuale.

La Causa si presenta chiaramente come una setta. Il suo “maestro” è una persona che, in pubblico, si dimostra in pieno controllo della situazione, i suoi principi si distaccano completamente da quelli della società del momento, la contestazione e l’impossibilità di convincere gli scettici provocano rabbia e irascibilità tra i membri e c’è addirittura la presenza di eventi orgiastici (musica, divertimento e nudi). Tuttavia, all’interno de La Causa sono presenti delle evidenti discrepanze, come il fatto che si cerchi di eliminare la guerra, ma si parli di lotta per abbattere chi si oppone ai dogmi o l’incertezza del figlio di Lancaster, il maestro.

Tutto il film è incentrato sulla creazione di un nuovo e più stabile Freddie Quell, in quanto l’ex marine è l’unico personaggio dinamico (tutti gli altri sono statici, non modificano loro stessi in nessun modo nello sviluppo della trama). Freddie, all’inizio, è un personaggio tormentato dal suo passato e poco consapevole di se stesso, mentre alla fine, nonostante La Causa fallisca nel correggere i suoi disordini, trova il coraggio di rivisitare il suo passato, accettarlo e riesce ad avere consapevolezza di se stesso per decidere da solo di continuare a vivere la vita sregolata che faceva prima di salire sullo Yacht.

In generale, credo che The Master parli del ritrovamento di se stessi e dell’accettazione di ciò che si é. Benché il personaggio principale si perda radicalmente, non ho l’impressione che lo spettatore si perdi pure per identificazione ma perché è un film difficile da seguire e non credo quindi che lo spettatore si sostituisca al protagonista.

In conclusione, si può dire che The Master è un film molto complicato e intricato, difficile da seguire e forse troppo carico di dettagli ed elementi. Tutto ciò, però, non è da considerarsi negativo, in quanto tiene viva l’attenzione e presenta un’interessante sfida per gli spettatori. L’unica pecca può essere il doppiaggio italiano, che a tratti convince poco.

Riccardo Passarella, 18 anni, Liceo Mendrisio
Riccardo_Passarella

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