“La Grande Bellazza” : Il trenino

Jep è il re dei mondani di Roma, 65 anni, ricco e potente. Il suo problema più grande è la malinconia; sembra che nulla nella sua vita abbia un senso. È alla ricerca di una profondità interiore che sembra aver perso da tempo.

Il mondo di Jep è superficiale e ipocrita, animato da feste esclusive, diventate col tempo una monotona routine. Le persone che lo popolano sono vincolate da strette relazioni, s’influenzano gli uni gli altri impantanandosi nella loro ricchezza.

Paolo Sorrentino ha spaziato nella sua mente mostrandoci una moltitudine d’immagini e situazioni che spesso con ilarità descrivono la società che ci vuole raccontare: questo crea difficoltà nel seguire la sua “spiegazione”, ci mostra una serie di allegorie e spunti a un ritmo quasi insostenibile. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per gustarmi queste figure ma questo non è stato possibile perché molti erano solamente spunti a temi che meritavano maggiore approfondimento.

Nella parte iniziale del film siamo spettatori esclusi, non ci è permesso accedere a questo mondo, possiamo solo osservarlo. Man mano che Jep riscopre se stesso però, viene più facile capirlo e finalmente entrare in contatto con il film. Uno degli aspetti di Jep, che si scoprono solo a un certo punto, è la sua fragilità.

Questa ci fa provare empatia verso il personaggio. Sorrentino tocca quattro volte il tema della morte, sorprendendoci ogni volta, fin dalla scena di apertura.

Devo dedicare due righe a un aspetto del film che mi ha piuttosto delusa. Il regista adotta spesso uno stile tragicomico a volte veramente troppo “spinto”. In particolare insiste fino alla nausea sulle istituzioni religiose, ridicolizzandole in maniera eccessiva e quasi offensiva.

Ma alla luce di tutto questo, della superficialità della compagnia di Jep, della sua reale solitudine e la sensazione continua di vuoto perché inizia così tardi la ricerca della felicità? È più facile ignorarla lasciando trascorrere i giorni? Costa troppa fatica? Penso che la risposta stia in una sua semplice frase, pronunciata a uno dei suoi famosi festini: -Sai perché i nostri trenini sono i più belli di Roma? -…Perché non se ne vanno da nessuna parte.

Dal film emerge quanto poche siano le cose che veramente contano. Una volta che si trova quella cosa che ti rende felice non si può perdere tempo a vagabondare ma si deve imparare a tenersela ben stretta.

Martina Greenwood, 19 anni, Università della Svizzera Italiana
Martina_Greenwood

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