Festival de Locarno (2) El Mudo : Un thriller senza thrill (Concorso Internazionale)

Deux habitués de l’antenne tessinoise de la TRIBUne des Jeunes cinéphiles ont obtenu une accréditation au Festival de Locarno. Ils nous livrent leurs impressions critiques au jour le jour.

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La povera realtà peruviana è l’elemento più potente di El Mudo. Il film si apre con una contestualizzazione precisa del luogo in cui ha luogo la storia. La camera è ferma di stanze di modeste dimensioni, i personaggi svolgono le loro quotidiane azioni, nulla di speciale.

In questo modo il pubblico viene introdotto all’ambiente in cui vivrà per la prossima ora e mezza. Ci si fa un’idea di quale possa essere la vita di un giudice, a cavallo tra estrema gratitudine e odio profondo da parte delle persone con cui ha a che fare ogni giorno. E questo giudice, Constantino Zegarra, uomo di mezza età, è infatti l’indiscusso protagonista del film, che, nonostante gli aiuti che possa ricevere alle volte, è sostanzialmente solo contro un mondo il quale, a suo avviso, cerca di distruggerlo.

Constantino si ritrova prima con un finestrino rotto, poi destituito e infine con un proiettile nel collo, il cui risultato è renderlo praticamente muto. E mentre la sua vita va a rotoli, anche il tradimento della moglie appare in superficie, passando però in secondo piano. Tuttavia, nessuno sembra curarsi di quello che gli sta succedendo: il padre si limita a dargli del denaro, mentre la polizia è più preoccupata dalla mancanza di fondi, che sembra talvolta un pretesto per dei guadagni personali, che dalla ricerca della verità e il trionfo della giustizia. Per questi motivi, l’ex-magistratoè obbligato a uscire dalla sua sfera di competenze e ad agire da solo. La sua solitudine è anche espressa dalla volontà di rimanere isolato, dal rifiuto di esercitarsi a parlare con l’esofago.

Per i temi trattati, El Mudo dovrebbe essere un poliziesco o un thriller, ma lo si può definire un film unico nel suo genere. Il silenzio del protagonista dà in qualche modo forza alle sue azioni, permette di avvertire tutto il suo dolore e la sua determinazione, ma allo stesso tempo smorza la tensione, rallenta il ritmo. Per tutta la durata della pellicola non c’è un momento di tensione, l’acme non è mai raggiunto. L’unica (molto tiepida, se non fredda) reazione del pubblico è stata nel momento in cui qualcuno si butta da una finestra, e quello dovrebbe essere l’apice del film. Le musiche non aiutano a creare l’ambiente adatto,a tenere con il fiato sospeso, anzi, ridicolizzano la pellicola e, insieme alle frequenti apparizioni della biancheria intima di Constantino, portano gli spettatori a vivere un’esperienza tragicomica e senza una tangibile conclusione. Forse il giudice è semplicemente paranoico, ma questo non ci viene detto, e al posto di una risposta ci viene offerto un ballo di coppia con un fantasma immaginario.

Riccardo Passarella, 19 anni

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