Festival de Locarno (5) / Exhibition: Quando l’immaginazione è sinonimo di sopravvivenza (Concorso Internazionale)

Deux habitués de l’antenne tessinoise de la TRIBUne des jeunes cinéphiles ont obtenu des accréditations pour le Festival de Locarno. Ils nous livrent leurs impressions critiques au jour le jour.

Exhibition

Non si capisce bene quale sia lo scopo di Exhibition. Apparentemente non è quello di raccontarci qualcosa. Il film “narra” di una coppia di artisti inglesi che vive in una casa “per artisti”, “non adatta a una famiglia” (così viene definita più volte nel corso della pellicola).

Tuttavia, non si parla mai del motivo per cui questa casa è in vendita, se non dicendo che è tempo di farlo. Non si conoscono nemmeno a fondo i personaggi, è impossibile stabilirne un profilo psicologico, poiché non sono date informazioni su di loro. Per esempio non sappiamo di che cosa si occupino in particolare, e non mi sembra che i loro nomi vengano mai pronunciati. Tutto ciò che ci viene comunicato è che la coppia ha abitato in quel luogo per 18 anni, che vi sono fortemente legati e che la vendita è per loro dolorosa.

Quello che appare evidente è che tutto il film è incentrato sulla casa. Si ha la sensazione che la casa stia osservando i suoi inquilini, li vede in ogni più intimo aspetto (scene di sesso e masturbazione, progetti artistici,…), ma non li conosce veramente, e non prova nostalgia quando qualcun altro vi si trasferisce, come capiamo dalla scena finale, dove la casa è rappresentata in modo neutrale, dall’esterno, con uno sguardo impersonale nei confronti della nuova famiglia. È quindi pertinente pensare che la casa sia un personaggio a tutti gli effetti e vero protagonista del film. Ciò ci viene anche suggerito dalla dedica finale a un architetto deceduto nel 2012. Tuttavia, quest’idea viene talvolta contraddetta dai momenti trascorsi all’esterno e lontani dalla dimora, o dall’introduzione di scene il cui significato è di difficilissima comprensione (ad esempio la conversazione immaginaria tra i due componenti della coppia, su un piccolo palco, come se fosse un talk show).

Tutto appare asettico, clinico, dalla storia ai personaggi fino alle inquadrature, che sono sovente ripetitive e prive di emozione. All’immaginazione viene lasciato fin troppo spazio di manovra, si può pensare di creare dall’inizio una storia, dei veri collegamenti tra tutti i personaggi introdotti, dare all’opera un motivo per essere.

Per la totale mancanza di una trama e dello spessore dei personaggi, nonché per il tributo che viene fatto all’immobile, diventa molto difficile catalogare questo film in uno qualsiasi dei generi canonici e non solo! È anche complicato poterlo categorizzare come film vero e proprio.

Far concorrere un prodotto di video arte nell’ambito del Concorso Internazionale è una scelta azzardata. Una pellicola così diversa rischia, com’è accaduto, di non essere apprezzata dal pubblico, proprio perché appare come un intruso. Il fatto che questo film abbia un aspetto così sperimentale, dimostra come la video arte possa trovare la sua nicchia all’interno del concorso dei Cineasti del Presente, dove il confronto con gli altri partecipanti sarebbe più probabile e l’opera non risulterebbe totalmente fuori luogo.

Riccardo Passarella, 19 anni

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