Festival de Locarno (6) “Network”, Sidney Lumet (Histoire(s) du cinéma)

NetworkHoward Beale (Peter Finch) è un noto presentatore televisivo la cui fama è andata decrescendo di anno in anno fino a spingere i dirigenti del canale televisivo in cui lavora a decidere di licenziarlo. Beale dichiara allora in diretta televisiva che, non avendo nient’altro nella vita oltre al programma, si toglierà la vita, sempre in diretta, una settimana esatta dopo l’annuncio. Come se non bastasse, la sera dopo Beale esplode in una scenata, e viene trascinato fuori dallo studio con la forza. Questi avvenimenti fanno crescere gli indici d’ascolto del canale infinitamente, e Diana Christensen (Faye Dunaway), rampante donna in carriera, capisce che Beale è una gallina dalle uova d’oro, convince i dirigenti a non licenziarlo e gli dà un programma, trasformandolo in una sorta di santone populista, il cui motto è “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”.
Beale impazzisce completamente; una voce (ma “non era Dio!”, assicura in diretta) gli dice di portare la verità alla gente. Diventa uno degli uomini più guardati d’America, fino a quando la sua popolarità decresce di nuovo e la dirigenza del canale decide di ucciderlo, in diretta, per fare “audience”.

Quinto potere (Network), del 1976, è ancora impressionantemente attuale. La feroce satira di Lumet non ha perso un briciolo della sua finezza e della sua eleganza in questi quarant’anni, e i problemi trattati sono oggi probabilmente peggiori che ai tempi. Un film sulla televisione, certo, ma anche una critica al sistema capitalista americano, e al suo pensiero, sintetizzato perfettamente nel magnifico monologo di Ned Beatty: “È il Sistema Internazionale Valutario che determina la totalità della vita su questo pianeta. Questo è l’ordine naturale delle cose, oggi. Questa è l’atomica e sub–atomica e galattica struttura delle cose oggigiorno.” Ma la forza maggiore di questo film (purtroppo troppo poco ricordato), basato in buona parte proprio sui monologhi (indimenticabile quello in cui Peter Finch invita tutti a uscire e urlare la propria rabbia dalla finestra) sta negli eccezionali attori: grandiosi, oltre a Peter Finch e alla Dunaway, William Holden e Ned Beatty, cosi come Robert Duvall.
Un film da riguardare, e, se dipendesse da me, da mostrare in ogni scuola.

Giovanni Giovannoli, 18 anni

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