Festival de Locarno (9) Les grandes ondes (à l’ouest), Lionel Baier – Una simpatica rivoluzione di comicità (Piazza Grande)

Grandes_ondes

Les grandes ondes (à l’ouest) non è solo un film ambientato negli anni ’70, ma è, anacronisticamente, un’opera di quegli anni. Con la sua correzione del colore dai toni caldi e morbidi che ricorda la pellicola, le musiche che sembrano provenire direttamente da un disco in vinile e  quegli sfondi monocromatici, dove è frequente l’utilizzo degli “iris”, Les grandes ondes (à l’ouest) ricrea un’estetica anni ’70 utilizzando un linguaggio d’epoca.

La vicenda è basata sulla vera storia di tre giornalisti della radio svizzera francese, ma discernere la verità dalla fiction è un’impresa tra le più ardue, se non si era parte della SSR in quegli anni. L’intreccio è completamente verosimile, rispettoso delle sue regole interne, e anche realistico, e i fatti storici si mischiano con le invenzioni degli sceneggiatori senza far sorgere grossi dubbi nel pubblico. La storia non è solo ben costruita, con una buona presentazione “indiretta” dei personaggi e con lo sviluppo delle relazioni che intercorrono tra loro, ma anche interessante per quello che ci fa sapere. Personalmente, non avrei mai immaginato che dei reporter svizzeri potessero aver preso parte in alcun modo alla rivoluzione dei garofani.

Tuttavia, lo scopo principale di questo film è probabilmente quello di divertire, far passare una simpatica serata al pubblico. Ogni azione dei personaggi porta con sé un alto tasso d’ironia e il loro essere maldestri crea un ambiente comico non troppo fino, piuttosto evidente, e grandemente apprezzabile dagli spettatori. Questa comicità non è ricercata, ma nemmeno forzata e diventa probabilmente l’aspetto predominante e più forte dell’intero sceneggiato. Le amnesie di Chauvin e il suo portoghese improvvisato, l’orgoglio femminista di Julie, e l’autoironia nei confronti della Svizzera, però, impallidiscono se confrontate alla coreografia improvvisata nel mezzo della rivoluzione e alla sua carica di “What the hell’s happening, now?!”: un vero tocco di classe e, allo stesso tempo, un’inutile scadimento in qualcosa di non richiesto. Questo film, quindi, non è l’opera del secolo, ma si presta bene a una serata tra amici.

Riccardo Passarella, 19 anni

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