Festival de Locarno (13) L’Expérience Blocher, Jean-Stephane Bron: l’incarnazione della neutralità svizzera (Piazza Grande)

Experience_Blocher

L’expérience Blocher inizia con alcune dichiarazioni ben precise. Bron afferma fuori campo di non condividere la linea di pensiero di Cristoph Blocher e di volerlo rappresentare come persona. Questo porta il regista ad assumere una posizione tendenzialmente neutrale. Infatti, l’imprenditore e politico dell’UDC viene mostrato in diversi aspetti della sua carriera e della sua personalità. Sono parte del film la sua biografia, narrata in modo oggettivo, come strumento per capire l’evoluzione dell’ex consigliere federale, comprendendone le origini, i successi politici, come il trionfo della sua campagna anti europea, ma anche i fallimenti, come la mancata rielezione nell’esecutivo federale e la perdita di seggi sia in parlamento sia in consiglio. Inoltre, veniamo a conoscenza anche di tratti della personalità di Blocher, come la sua giovialità o la sua forte convinzione negli ideali che difende anche di fronte a una palese sconfitta. Il quadro è globale e l’intento di rappresentare questo personaggio come un essere umano perfettamente riuscito. Tuttavia, la propria opposizione può essere nascosta solo parzialmente. Bron dà prova a più riprese di non sostenere il pensiero dell’UDC, mostrando alcune sequenze, come la richiesta di non rendere pubblico del materiale, che, nonostante appaiano come dei divertenti scherzi, celano un senso di opposizione nei confronti dell’uomo.

Per ogni risultato politico raggiunto da Blocher vengono esposti punti di vista a favore e contrari; il modo in cui questi sono presentati lascia trasparire l’opinione del regista, che preferisce far parlare le immagini e il popolo, anziché mostrare la sua diretta opinione. Per esempio, nel caso della campagna anti europea, sembra sostenere l’idea di non aderire all’UE, lasciando che siano i politici, spesso criticati dalla società, a difendere l’idea di una zona Euro, mentre il popolo esprime un desiderio contrario. Similmente, l’elezione di Cristoph Blocher all’interno del Consiglio Federale viene apprezzata dagli svizzeri tedeschi, ma criticata dai romandi, che qui rappresentano l’opinione di Bron, anche lui francofono. La posizione moderata e apparentemente neutrale assunta nel documentario potrebbe essere riconosciuta all’estero come un modo di esprimersi molto svizzero, ovvero che non si espone in modo estremamente aperto e cerca di accontentare tutte le parti. La risultante è senza dubbio apprezzabile, poiché, nonostante le opinioni del regista, possiamo effettivamente imparare qualcosa e riflettere senza sentirci troppo costretti dal punto di vista di chi decide cosa farci vedere.

Le scelte stilistiche fatte per raccontare la vita di Blocher danno un carattere preciso al documentario. La costante fondamentale è quella della narrazione, fiancheggiata dalle musiche. La voce che ci accompagna durante il film è ferma e profonda, molto seria. Questa fomenta la neutralità espressiva, poiché non lascia trasparire le emozioni. Inoltre, si riferisce all’imprenditore e politico utilizzando il “tu”, dando molta forza alle parole, riconoscendo i meriti e criticando i fatti più negativi. La narrazione si trasforma in un discorso molto intimo e coinvolgente con la persona, o con quelle caratteristiche che il regista vuole farci vedere di essa. Le musiche, inoltre, sono spesso cupe e pesanti, caratterizzando il film in modo che stimoli una riflessione critica. Se il tono fosse stato allegro, il pubblico avrebbe guardato, talvolta riso, ma nessuno ne avrebbe più parlato. Inoltre, la fotografia, è ben curata, proponendo delle luci suggestive, delle inquadrature bilanciate e immagini ferme, come ferma e bilanciata è, appunto, la posizione del regista. Infine, l’ampio utilizzo d’immagini d’archivio, che contestualizzano il discorso, ci permette di seguire con più facilità ciò che sta succedendo e di entrare più soggettivamente all’interno del film, come se stessimo vivendo in quegli anni.

L’expérience Blocher ci dimostra, quindi, come i documentari possano essere opere cinematografiche a tutti gli effetti e come sia possibile mettere da parte le proprie opinioni (fino a un certo punto) per portare a termine, con professionalità, un’opera precisa e globale, che può essere utilizzata sia come metodo di apprendimento didattico, sia come approfondimento personale. Nonostante le opinioni di Blocher possano non essere condivise, è innegabile che egli rappresenti una figura molto importante della politica svizzera degli ultimi decenni, e questo documentario ne incarna bene la persona, aggiudicandosi per i suoi meriti un posto tra le opere che parlano della storia della Confederazione.

Riccardo Passarella, 19 anni

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