Festival de Locarno (12) The unity of all things, Alexander Carver e Daniel Schmidt : La metafora della società (Cinéastes du présent)

Unity_of_all_things

The unity of all things non colpisce di sicuro per le sue caratteristiche tecniche. La fotografia, nonostante sia in grado di creare un ambiente coerente, non è delle migliori: le immagini sono molto granulose, le tonalità di colore non sono uniformi per tutta la durata del film e le inquadrature sono talvolta vuote, non suggestive. È anche vero che questi aspetti portano al film un ambiente cupo e coerente allo stile narrativo, e la ripresa a mano dà una dimensione molto personale che attira l’attenzione del pubblico. Le immagini molto scure, inoltre, danno un senso d’insicurezza e paura costanti. Tuttavia, si poteva raggiungere un risultato simile anche con una qualità maggiore. Le musiche, inoltre, appaiono ogni tanto non richieste, abbassando la qualità globale della produzione e ridicolizzando le considerazioni dei personaggi.

Fortunatamente, la qualità dei mezzi non è tutto. The unity of all things trova, infatti, la sua forza nell’onnipresente simbolismo. Ogni particolare del film è una metafora. La trama, che narra la ricerca di una madre per sviluppare un acceleratore di particelle e il rapporto incestuoso dei suoi figli, è in realtà un’allegoria della società odierna. Possiamo interpretare l’acceleratore come il capitalismo, l’ambizione, mentre la madre, la dottoressa Huang, rappresenta quella fetta di società forte, che denigra chi non ha la capacità di seguire le proprie ambizioni. I suoi figli, la loro relazione e i loro conflitti, invece, rappresentano le minoranze e il loro indebolirsi a causa di faide interne. Rappresentante di quelli che sono “schiacciati” è anche l’assistente incinta, che incarna l’incapacità di seguire i propri ideali e la paura di essere ordinari. Viene infatti affrontato il tema dell’unicità individuale.

Tutti puntano a compiere azioni che permettano di essere ricordati, ma ci si ritrova confrontati a quest’ordinarietà, a quest’impossibilità di splendere, che è qui presentata come una delle più grandi paure dell’uomo. Il senso di rifiuto e inadeguatezza nei confronti di ciò e chi si vorrebbe raggiungere si rivela però arma di autodifesa. Di fronte al fallimento del capitalismo, solo chi si è sentito escluso riesce a trovare la felicità e a ricongiungersi con chi è veramente importante. In un mondo oppresso vediamo anche la libertà, impersonata dallo Zio Strano e dalle sue avventure. La scelta del nome ci dimostra come l’essere parte del sistema impedisca di riconoscere ciò che dovrebbe essere giusto e il fatto che le sue vicende vengano raccontate come se fossero leggende ci spiega che l’essere liberi è un elemento del passato. Tuttavia, esiste ancora la speranza, visibile nel giaguaro e nella sua fuga, ma sta morendo e ha bisogno di essere aiutata.

Nel film si denuncia anche la difficoltà del capitalismo a morire. Dopo la crisi della dottoressa Huang, questa “rapisce” una delle sue assistenti. L’avvenimento ci spiega metaforicamente che dobbiamo guardarci dalla macchina economica e dall’ambizione incondizionata, perché rischia di alienarci.

The unity of all things cerca anche di darci delle soluzioni a questa terribile situazione: I due fratelli decidono di spogliarsi e di gettarsi in mare. Questo, insieme al loro modo di toccarsi, vuole farci capire come ci si debba liberare dai limiti e dai tabù sociali per trovare la pace interiore. La scena è in contrasto con la gemella, in cui la madre, al contrario, si getta in acqua vestita. Infine, il progetto dell’acceleratore in Giappone, portato avanti da qualcuno che ha vissuto quel capitalismo aggressivo, vuole comunicarci come esista il modo di bilanciare quest’ultimo e il bene sociale: la soluzione è superare l’egoismo e vivere per il bene comune. Il film vuole anche farci capire che l’uomo non può giocare a essere Dio e deve capire quando porre fine al tentativo di scoprire i segreti dell’universo, poiché corre il rischio di “disumanizzarsi”, di perdersi nell’infinito senza essere in grado di tornare indietro.

The unity of all things è quindi un film con una profondità particolare e richiede molta attenzione. Il regista tenta, con quest’opera, di aprire i nostri occhi alla realtà attuale e lo fa in modo tale che possiamo riflettere sulla piega presa dalla società. La scelta di proporre questi temi come allegorie all’interno di una finzione risulta un messaggio molto potente, che ci tocca nell’inconscio, lasciando un segno difficile da cancellare.

Riccardo Passarella, 19 anni

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