Festival de Locarno (16) Yuan Fang (Disant), Zhengfan Yang (Cinéastes du présent)

Yuang_Fang
Una macchina da presa immobile filma il mare. È buio, ma qualcosa s’intravede, forse sta arrivando l’alba. Le onde si scontrano contro una banchina, alla cui estremità un faro s’illumina a intervalli regolari, scandendo il tempo. Un uomo cammina fino al faro, poi torna indietro. Qualche barca attraversa la baia. Poi, un cambio brusco. Una fermata del bus, ripresa frontalmente e da lontano. Passa qualche moto in contromano. Un uomo corre per prendere un bus, dimenticando il suo bagaglio appoggiato per terra.
Gli ottantotto minuti di questo film sono composti da una serie di “quadri animati”. I soggetti di queste immagini sono sempre simili, i temi ricorrenti: persone sole, incapaci di comunicare tra di loro e, soprattutto, incapaci anche del più piccolo contatto fisico. Non s’incontrano mai. Compaiono solo quando l’altro è uscito di scena. Se figurano nella stessa immagine tra di loro c’è un muro, un vetro o un fiume in piena inguadabile. I piccoli gesti commessi dai soggetti fanno trasparire solo distanza, sconforto, e spesso risultano vani.

Un fuoco viene acceso in riva al lago, ma, appena chi l’ha acceso esce di scena, si spegne. Una rete viene tratta fuori dall’acqua, ma è vuota. Un vecchio cade a terra su un marciapiede, forse morto, e nessuno si ferma. Passano decine di auto, molte persone, ma tutti lo evitano accuratamente. La sposa si allontana dal gruppo di amici che festeggiano e passeggia con aria malinconica, ma gli altri non se ne accorgono, e continuano con la loro festa.

Zhengfan Yang riesce a dipingere quadri di estrema potenza, specchio di un’umanità che ha perso ogni piccolo collegamento con l’altro.

I limiti cinematografici di quest’opera risiedono però nei suoi stessi punti forti : nella “matematicità” della costruzione dell’immagine, nella lentezza degli avvenimenti, nella sequenzialità delle scene, nella poesia dell’immagine, in cui sta allo spettatore cercare i dettagli, i gesti. E così, quando il film finisce, si ha l’impressione che potrebbe essere continuato ancora così come essere finito trenta minuti prima, di avere assistito a qualcosa di contingente, di non essere riusciti ad entrarci appieno, lasciandoci un sentimento di vuota distanza.

Giovanni Giovannoli, 18 anni

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