Castellinaria 2013 (2) / Lilet – Never happened : La facilità di perdere il proprio corpo

Lilet-Never-HappenedPrendendo metaforicamente suggerimento da uno dei classici Disney Biancaneve, il documentarista olandese Jacco Groen realizza un film molto toccante e attuale. Così come Biancaneve cade nell’incoscienza a causa di una mela, Lilet viene avvelenata con l’immersione voluta dalla madre nel mondo della prostituzione minorile. Ma c’è un elemento, che sottolinea la differenza tra le due storie. Biancaneve aspetta il principe azzurro per salvarsi dal sortilegio, mentre Lilet ormai non può più salvarsi, perché legata a un mondo adulto.

Non a caso si è voluto scegliere il territorio filippino per creare questo film. Il regista giunto in questo territorio non fa altro che ascoltare la storia vera di una ragazzina, conosciuta per caso, vittima di uno stile di vita povero e inadatto che la costringe a diventar una piccola grande donna. Purtroppo, in seguito al mancato tentativo di ritrovare la ragazza da parte del regista, quest’ultimo decide di realizzare comunque il film; ma mancante della reale materia prima decide di dare qualche sua personale sfumatura per rendere la storia appassionante e senza cambiarne il significato.

La storia narrata si consuma nell’arco di una fase pre adolescenziale, dove Lilet giovane ragazza filippina lotta per vivere, perché ogni giorno è posta dinanzi a nuove sfide da affrontare.

Il film è come una meravigliosa opera architettonica di un aracnide, poiché dietro ogni singolo filo, si cela un messaggio, il quale si vuole far giungere all’osservatore. L’intreccio di tutti questi fili, crea una ragnatela compatta che costituisce la trama del film.

Nel cinema niente è casuale, perciò la ragnatela ha anche la capacità di legare a sé colui che guarda il film tanto da immergerlo nella vicenda e intrappolarlo. Uno dei fili portanti della storia ci porta a capire come sia facile perdere il controllo del proprio corpo, trasformandolo in un oggetto, il quale viene apprezzato per la sua esteriorità e non il reale contenuto. Tra l’altro facendo uso di un adatto e ben rifinito linguaggio cinematografico, sono stati trasmesse delle emozioni attraverso eventi, quali la pioggia improvvisa, che cade sul volto dell’assistente sociale Claire, marcando così un sentimento di tristezza e impotenza. Analogo è l’effetto luce-ombra che si alterna in alcune fasi, mettendo in contrapposizione la protagonista che scappa alla rinfusa nelle viottole di Manila indossando un candido vestito da principessa, segno di purezza, con l’ambiente lugubre e malefico che la circonda.

La protagonista vive in una realtà un po’ fuori dal comune, tanto che la figura della sorella che dovrebbe occuparsene, migra su un altro personaggio, cioè una delle ragazze del nightclub, dove queste si prestano in atti sessuali per far fronte alle difficoltà che la vita riserva loro.

Una frase certamente da sottolineare perché tende a far riflettere, cita:” Nella mente si può vivere liberi.. nella mente si può vivere felici e contenti“. Questo significa che la realtà a volte ci porta a essere quello che nei sogni non vorremmo essere attribuendoci così una maschera inappropriata che porteremo dietro fino alla morte. Questa maschera per Lilet ormai è la sua faccia, rintracciabile in una scena in cui balla al palo della lap-dance e si sorprende a osservare la sua stessa immagine, riflessa in uno specchio. Sembra che non si riconosca più.

Il tutto sembra concludersi senza redenzione, e la libertà per Lilet sembra essere solamente una fantasticheria intrappolata in un piccolo corpo.

 Antonio Recchia, 18 anni, Bündner Kantonsschule, Chur

Antonio Recchia

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