12 anni schiavo (Steve McQueen) – Un film coinvolgente

Bernasconi_PetraSotto la regia di Steve McQueen e con Brad Pitt tra i produttori e tra gli interpreti, 12 anni schiavo è un film che coinvolge totalmente lo spettatore, soprattutto grazie alla presenza di scene angoscianti e lunghissime.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Solomon Northup,  interpretato da Chiwetel Ejiofor, che racconta l’agonia di un uomo di colore libero, un violinista, che vive nello Stato di New York con la sua famiglia nel 1841, che con l’inganno viene adescato e portato come schiavo in una piantagione della Louisiana con il nome di Blatt. Ben presto si rende conto che dichiarare la sua vera identità gli porta solo ulteriori sofferenze e umiliazioni e, dopo diversi trasferimenti da una piantagione a un’altra, si ritrova schiavo nella piantagione del sadico e disumano schiavista Edwin Epps, dove rimarrà per dodici anni.

Una figura chiave dell’intero film è Patsey, interpretata straordinariamente da Lupita Nyong’o. Patsey è una giovane schiava e purtroppo è l’ossessione delle fantasie sessuali di Epps. A lei spettano le peggiori torture e molte umiliazioni, causate soprattutto dalla gelosia della moglie dello schiavista nei suoi confronti.

12 anni schiavo coinvolge completamente lo spettatore e i personaggi riescono a trasmettere le loro emozioni e i loro sentimenti. Credo che Steve McQueen abbia fatto una scelta giusta proponendo scene di tortura lunghissime e molti primi piani degli schiavi. Così facendo lo spettatore è completamente coinvolto nelle scene. A me personalmente è venuto un enorme senso di colpa e di rabbia nei confronti di una società ingiusta in cui un uomo si crede superiore a un altro, per un’unica differenza che intercorre tra i due: il colore della pelle. Questa ideologia è incarnata dallo schiavista Edwin Epps, che è convinto della sua superiorità, ma non riesce a spiegarsene il motivo.

Petra Bernasconi, Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, 19 anni

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