12 anni schiavo (Steve McQueen) – Una grande accusa smorzata

Pestoni_Sebastiano12 Anni Schiavo ricalca le orme di altri film recenti che trattano, seppure in maniera differente, la medesima tematica: la schiavitù. Quella di Steve McQueen è un’opera tecnicamente cruda, vogliosa di mostrare apertamente gli orrori che si sono perpetuati per troppi anni nella storia degli Stati Uniti. Attraverso lunghe sequenze statiche, silenziose e fredde, McQueen mostra la sofferenza degli schiavi e la loro “indifferenza obbligata” verso il male che altri schiavi subiscono.

In una scena, i bianchi lasciano Solomon, il protagonista, appeso per la gola, agonizzante che stenta a respirare, mentre gli altri schiavi devono continuare a svolgere i loro compiti, come se nulla fosse. Un’immagine che turba gli animi e permette di percepire la sofferenza del protagonista.

Tuttavia il senso di colpa che il film vuole fare nascere nella coscienza dello spettatore viene a mancare sul finale. Il lavoro del regista, sviluppato durante tutto il film, che mette lo spettatore nella condizione di sentirsi vicino a Solomon, rimanendo comunque una sorta di “uomo libero schiavista”, svanisce nel finale. Lo spettatore tira un sospiro di sollievo vedendo Solomon sano e salvo, riunito alla sua famiglia. La drammatica realtà schiavista che continua a vivere dietro le spalle del protagonista è oscurata, lasciando spazio soltanto alla felicità del lieto fine.

Quella voglia iniziale di non nascondere al mondo le atrocità della schiavitù viene quindi annebbiata e messa in secondo piano attraverso un finale che, nonostante sia la conclusione della vicenda realmente accaduta, rappresenta chiaramente il “lieto fine americano”, con Solomon libero che aiuta gli altri schiavi a fuggire. L’eccezione piuttosto che la regola.

12 Anni Schiavo rimane comunque un’opera che vuole fermare le menti degli spettatori all’idea di una libertà non per tutti scontata e non per tutti facile.
Sebastiano Pestoni, Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, 20 anni

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