The Grand Budapest Hotel – Il mondo delle favole

Foiada_andreaQuesto il nome della nuova opera di Wes Anderson, orso d’argento al Festival internazionale del cinema di Berlino di quest’anno.

Il film, ambientato nell’immaginaria Zubrowska negli anni ’30, parla delle avventure di Monsieur Gustave, gestore dell’hotel, e del suo fidato garzoncello Zero Mustafa. Ed è proprio Zero, a distanza di anni, a raccontare tutto a un giovane scrittore rifugiatosi nell’ormai quasi decaduto Grand Budapest.

Monsieur Gustave, il quale non disdegna la compagnia delle clienti ricche e molto più anziane di lui, un giorno viene accusato dell’omicidio della ricca Madame D. da parte della famiglia di quest’ultima. A questo punto Monsieur Gustave viene incarcerato ma, grazie all’aiuto di alcuni compagni di prigione e dell’onnipresente Zero, riesce a evadere. Comincia qui la ricerca della verità attorno al mistero riguardante la morte della donna mentre nel resto del paese inizia la guerra.

La pellicola è senz’altro divertente, impossibile trattenere le risate a lungo, a volte sembra quasi sfiorare il demenziale, ma non diventa mai un’esagerazione. I personaggi, interpretati da attori del calibro di Ralph Fiennes, nei panni di M. Gustave, Jude Law, il giovane scrittore, Adrien Brody, che interpreta uno dei figli dell’anziana donna, Willem Dafoe, lo spietato killer ai servizi della famiglia della deceduta, e la splendida Saoirse Ronan, fidanzata di Zero, il quale è interpretato da Tony Revolori, si muovono in un’atmosfera color pastello, tanto che pare di essere stati catapultati in un libro di favole. La musica è abbinata in modo perfetto a ogni scena del film e nonostante sia sempre allegra e incalzante, in determinate scene, complici le ottime inquadrature, non si può fare a meno di restare col fiato sospeso. Le inquadrature sono sempre calcolate, ogni dettaglio al posto giusto, molto bello soprattutto quando in primo piano sono inquadrati i visi dei vari personaggi, infatti, basta solo vedere come sorridono, sgranano gli occhi, rimangono a bocca aperta, e subito si capisce cosa sta succedendo, è quindi inevitabile sentirsi coinvolti! A tratti inverosimile, come non citare la discesa sulla neve con lo slittino di legno, non perde mai d’intensità e sarà sicuramente difficile sentire qualcuno russare in sala.

Andrea Foiada, studente

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