The Grand Budapest Hotel – Tutto per un ragazzo con la mela in mano

Mara ManzoliniThe Grand Hotel Budapest – un film scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson e ispirato alle opere di Stefan Zweig – è ambientato in un hotel nella Repubblica di Zubrowka che una volta risplendeva per la sua grandezza, la sua importanza e la sua particolarità. Ma questo splendore appartiene al passato: il Grand Hotel Budapest, a poco a poco, sta decadendo. È la solitudine a governare non solo la struttura, apparentemente deserta, ma anche i pochi superstiti rimasti fedeli al loro lavoro o al loro luogo di rifugio durante i periodi di ferie: ognuno sta per conto proprio per cercare il quasi assoluto isolamento.

Il nuovo portinaio però un giorno si accorge della presenza di un anziano cliente solo ma, al contrario dei soliti ospiti, non per sua scelta. La sua solitudine rimanda a un quadro che troneggia nell’atrio che mostra un ragazzo con una mela in mano. Apparentemente questa è un’opera senza significato ma, si scopre, molti anni prima aveva causato l’omicidio di una donna, l’amante del portinaio di allora, Gustave H. (Ralph Fiennes).

“Perché vuoi diventare un lobby boy?” Con questa domanda Gustave H. accoglie Zero Mustafa (Tony Revolori) – poco prima dell’assasigno – nell’hotel quando il ragazzo si presenta per cercare un posto di lavoro. Invisibile agli occhi dei clienti, Zero scopre tutte le arti del mestiere dal suo maestro e presto la relazione tra i due non è più unicamente basata sulla lavoro ma diventa una profonda amicizia.

Passione, caos, paura e amore racchiusi tra le mura di un hotel, un carcere e una ricca dimora. Il tutto è accompagnato da una tintinnante, allegra colonna sonora che a momenti sembra sollecitare la suspense, a momenti interrompere i momenti di riflessione e tragicità. Lo spettatore è costantemente in allerta: l’attenzione è focalizzata sui colori accesi della scenografia e sulle espressioni quasi divertenti degli interpreti. Gli elementi principali attorno ai quali il regista costruisce la vicenda sono il movimento e la comicità dei personaggi che a volte ricordano delle marionette, a volte delle figurine di plastilina. Ma grazie all’intreccio di questi elementi il film appassiona lo spettatore dal primo istante fino alla fine.

Mara Manzolini, scuola di commercio di Bellinzona, 18 anni

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s