The Grand Hotel Budapest – I colori al limite dell’immaginario

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La trama è ambientata nella nazione immaginaria Zubrowka e ruota attorno alle vicende dei due personaggi principali: il gestore dell’hotel Monsieur Gustave, un uomo adorato e rispettato da tutti e il suo apprendista, Zero Moustafa, un ragazzino intraprendente arrivato da un paese lontano e diventato presto il protetto di Gustave. La storia verte fondamentalmente sull’eredità di una signora molto ricca. La morte di quest’ultima, cliente abituale del Grand Budapest Hotel e amante di Monsieur Gustave, fa scattare una guerra accanita tra i suoi avidi eredi. Dopo la visita al funerale della donna, Monsieur Gustave, con l’aiuto di Zero, decide di rubarne un quadro rinascimentale di grande valore, “Il ragazzo con mela”. Da questo momento in avanti inizia un susseguirsi di eventi e avventure dei due ricercati che cercano disperatamente di fuggire dalle grinfie dei prepotenti figli e dalla polizia corrotta.

Ciò che spicca subito all’occhio dello spettatore sono i colori sgargianti che rappresentano l’hotel. L’elemento del colore è una nota caratteristica dello stile del regista Anderson, le cui opere sono risapute per queste colorazioni significative. In The Grand Budapest Hotel spiccano specialmente le tonalità accese, presenti sia all’interno che all’esterno dell’hotel, e tanti piccoli dettagli come per esempio il rosa delle scatoline dei dolcetti “Mendl’s”. I colori si adattano agli stati d’animo del personaggio di Monsieur Gustave. L’unica scena in bianco e nero del film avviene nel momento in cui viene ucciso. Questo gioco di colori e tonalità lo si nota comparando i fatti ed eventi prima e dopo la sua morte: prima della morte l’hotel è sgargiante, pomposo, vivo, mentre dopo la sua morte esso è decadente, privo del suo vecchio splendore. In questo senso, si può interpretare che l’anima del Grand Hotel Budapest fosse strettamente collegata con quella dell’amato gestore.

Per quanto riguarda il ritmo del film, è evidente come esso varia rispetto al rapporto tra passato e presente. Durante la narrazione delle vicende del passato il ritmo è molto frenetico mentre durante lo scambio di parole tra i personaggi del presente è molto lento e apatico. Il passato è veloce, frenetico poiché allora l’anima dell’hotel, data dalla presenza di Monsieur Gustave, era viva, mentre il presente, assente dal fedelissimo gestore, è lento, come a rappresentare il vuoto, l’apatia, la nostalgia, il dolore che egli ha lasciato dopo la sua morte.

L’estrema complessità e ricchezza di questo film fornisce un’immensità di elementi intrinsechi presenti durante tutta la durata del film. La genialità del regista, infatti, esprime gli episodi dei personaggi in modo originale e sottile, attraverso riprese particolari, musiche ricercate e dettagli subliminali, i quali rappresentano metafore storiche e relazionali di grande importanza. Il tutto creato con note assurde e surreali che rendono ancor più piacevole e divertente la vista di questo particolare e pomposo film.

Tanja Stanojevic, Scuola cantonale di commercio di Bellinzona, 19 anni

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