Festival de Locarno (3) FRERE ET SOEUR, Daniel Touati : Saggio sul rapporto tra fratello e sorella (Cinéastes du présent)

Frere_et_soeur

Marie e Cyril sono, rispettivamente, sorella di otto, e fratello di cinque anni; fanno parte di una famiglia di ceto medio-alto, parlano due lingue (francese e ceco), e seguono delle lezioni di vari strumenti musicali (e in particolare di pianoforte).  In questo documentario Marie e Cyril  vengono ripresi durante le loro azioni quotidiane, dal cenare al ripassare la lingua ceca, dallo studiare con l’insegnante di pianoforte al giocare al lago, passando per il costruire una casa di legno sulle scale all’ascoltare un concerto di armonica con i famigliari.

Frère et sœur è un insieme di piani sequenza di un paio di minuti l’uno, composti da qualche leggero movimento di macchina da presa, giustificati solamente per mantenere entrambi i personaggi nell’inquadratura, senza aggiunte di musica extradiegetica, né di interviste o quant’altro.

Per scelte tecniche ricorda molto i numerosi ed estremamente importanti documentari di Frederick Wiseman visto che Frère et sœur, grazie proprio all’assenza di influenze verso i bambini (che sembrerebbero riuscire ad essere, almeno per la maggior parte del tempo, spontanei nonostante una macchina da presa davanti a loro), ci permette di entrare in un mondo infantile e di coglierne l’essenza, e, quasi, di viverla con loro. È, difatti, impensabile passare 60 minuti con Marie e Cyril e non affezionarsi a questa (splendida) coppia, e questo documentario, oltre a mostrarci la relazione tra due bambini (affetti, gerarchie, litigi, consigli), riesce a strappare un gran numero di risate.

L’unico difetto di un dipinto psicologico e sociologico così interessante è forse il limite delle immagini scelte ed al tempo (60 minuti): sarebbe stata un’opera ancor più affascinante se Touati avesse scelto dei momenti meno ordinari (come ad esempio qualche discussione dei bambini riguardo ad ambienti esterni, o riguardo al rapporto con i genitori) oppure più rari e meno quotidiani della vita dei due, visto che quest’ultimi sono spesso già visibili da tutti coloro che hanno a che fare, anche superficialmente, con i bambini. Inoltre un’ora di orologio è effettivamente poco per l’enorme quantità di azioni, pensieri, problemi e concetti che potrebbero essere mostrati in un ambiente così fertile per una macchina da presa.

Genuinità ed ingenuità diventano comunque le parole chiave: per 70 minuti si vedono con la lente d’ingrandimento la bontà e semplicità di una relazione tra fratello e sorella basata sull’amore e sulla complicità, nonostante sia spesso condita dai litigi tipici di quest’età. È significativo che i dialoghi meno genuini vengano espressi dai nonni, in una delle poche scene in cui non sono solo Cyril e Marie a parlare. Dopotutto, solo un bambino di 4 anni potrebbe regalare al festival di Locarno un’immagine splendida, come quella del suo visto che, non rendendosi conto di essere vicino alla macchina da presa, riempe completamente l’inquadratura, assieme alla propria bocca aperta dallo stupore (di aver visto qualcosa di intrigante al di fuori dell’inquadratura, “chissà cosa” può solo immaginare lo spettatore), ed al muco che cola dal naso dopo aver pianto per un litigio con la sorella poco prima: quale migliore immagine per spiegare l’infanzia.

Yari Grossi, Università di Milano, 22 anni

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