Festival de Locarno (5) DANCING ARABS, Eran Riklis: Rock in Israele (Piazza Grande)

Dancing_Arabs

Dancing Arabs racconta la storia di Eyad, un giovane ragazzo arabo, che grazie alla sua intelligenza riesce a entrare in una prestigiosa scuola israeliana, la quale è frequentata quasi unicamente da ragazzi ebrei. A causa dei conflitti che ci sono tra i due popoli, Eyad non è accettato dai suoi compagni, ma nonostante ciò nasce un profondo affetto tra Eyad e Yonathan, ragazzo ebreo affetto da distrofia muscolare. A scuola, tra tutti i compagni di classe che lo disprezzano, incontra una ragazza ebrea, Naomi, con la quale intraprende una relazione “clandestina”. Dopo tutte le esperienze vissute, Eyad capisce che per essere accettato nella società ebrea, deve sacrificare le proprie origini e cambiare identità, perché finché ci saranno conflitti, è difficile che ebrei e arabi convivano pacificamente.

La trama è formata molteplici dualismi: ebrei e arabi, donna e uomo, madre e figlio. La vita è principalmente basata su elementi duplici contrapposti: il bene e il male, l’amore e l’odio, la pace e la guerra. Il regista, con questo film, trasmette la duplicità della vita, ma soprattutto fa vedere come in un conflitto, come quello che esiste in Israele, ci sono due parti e mettendole entrambe allo stesso livello, mostra come una non sia migliore dell’altra e viceversa, perché un conflitto non nasce perché una parte è buona e l’altra cattiva, ma perché entrambe sbagliano e finché le persone non capiscono ciò, non si può andare avanti e non ci sarà la pace. Benché ambientati nella storica città di Gerusalemme, gli eventi non sono accompagnati solamente da musiche arabe ed ebree, ma pure da musiche rock che rappresentano la giovane generazione che vive in Israele (e soprattutto da incarna a pennello la storia d’amore giovane e tormentata). Il luogo d’incontro dei due innamorati è l’auditorium, il quale sembra un palco, rendendo così il loro amore artistico, perché in una società così, il loro sentimento può essere solamente accettato e rappresentato nell’arte, perché l’arte non ha né religione, né nazionalità.

Tanja Stanojevic, 19 anni, Scuola cantonale di commercio di Bellinzona

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