Festival de Locarno (6) DURAK, Yury Bykov: “Living like animals” (Concorso Internazionale)

Durak

Dima Nikitin, idraulico di una piccola città russa, vive con i genitori, la moglie e un figlio. La sua vita è ordinaria, finché un giorno non viene chiamato per riparare le tubature in un vecchio palazzo. Entrando nel bagno, Dima vede che c’è un enorme crepa. Capisce che c’è qualcosa che non va, così va all’esterno e vede che ci sono delle crepe che arrivano fino al nono piano, vedendo anche che l’edifico è storto. Comprendendo che la palazzina potrebbe crollare da un momento all’altro, decide di andare a parlare con i politici che si dovrebbero occupare della loro città. Così Dima intraprende questo “viaggio” contro il sistema per salvare le persone che vivono in quel palazzo.

Il film ha in sé un messaggio e una forte critica nei confronti alla società odierna, soprattutto al mondo dei politici che schiacciando le persone si arricchiscono e non si curano minimamente della plebe, mentre dovrebbe essere questo il loro lavoro. Bykov raffigura i politici ubriachi, mentre più di 800 persone stanno per rimanere senza casa e senza niente, evidenziando in questo modo l’incuranza dei burocrati riguardo ai bisogni delle persone. Secondo me, il regista ritrae una realtà che, purtroppo, è contemporanea, soprattutto nei paesi non industrializzati, ma anche in questi i politici non è che siano migliori e l’Italia è un esempio palese di come il governo faccia poco o niente per aiutare le persone. Non si può, però, incolpare di tutto i politici e nel film si vede benissimo, perché certi gesti non sono per forza voluti, ma magari ci sono forze ancora più potenti che spingono i politici a essere “cattivi”.

Non si può non notare la metafora che c’è nella rappresentazione del palazzo che sta per crollare, il quale è metaforicamente il sistema sul quale è basata questa cittadina, e non solo, il quale è corrotto, menefreghista ed egoista. Proprio a causa di queste sue caratteristiche esso sta per crollare, ma per fortuna ci sono ancora persone come Dima che lottano contro di esso. Come viene ripetuto spesso nel film, Dima e altri personaggi vengono chiamati durak (idiota), ma soprattutto e in questo modo che la madre chiama Dima, perché lei sa che nonostante tutti gli sforzi che suo figlio può fare, il sistema non può essere abbattuto e che quindi sono destinati a “vivere come animali”.

Tanja Stanojevic, 19 anni, Scuola cantonale di commercio di Bellinzona

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