Festival de Locarno (10) NAVAJAZO, Ricardo Silva – Anche sporco l’uomo resta vivo (Cinéastes du présent)

Navajazo

Tijuana, città di un milione di abitanti a nord del Messico. In ginocchio tra prostituzione, droga, violenza e povertà. Sembra la fine del mondo, e forse lo è davvero. Navajazo focalizza l’attenzione su dei personaggi specifici, dei quali seguirà vicende più o meno quotidiane. Tra questi personaggi si trovano ad esempio un musicista di strada, chiamato El Muerto, intento a trasmettere un certo tipo di filosofia morale da strada, un produttore pornografico alla ricerca di filmati amatoriali fatti con amore, un padre di famiglia che racconta come e per quale motivo riesce a tirare avanti, un contrabbandiere di droga, un uomo, la cui peculiarità sta nel vivere letteralmente tra i giocattoli ed una prostituta tossicodipendente.

Ricardo Silva mischia documentario a finzione, dandoci il dubbio per tutti i 75 minuti di quanto sia reale e quanto meno (ma anche di cosa significhi essere reale o non esserlo), trasmettendo a questo modo una sensazione di fusione tra cinema e realtà; fusione che forse vuole usare per salvare l’uomo attraverso il cinema?
Il film mischia interviste dirette, con i personaggi che rispondono al regista o propongono monologhi e temi a proprio piacimento, a riprese di situazioni di vita quotidiana. Ed il risultato è incredibile.

Navajazo è un film forte, sporco, volgare, squallido ed estremo. Mostra scene di sesso esplicite, mostra la violenza reale (o no?) delle strade, senza stacchi, senza censure, senza aggiunte o rimozioni. Ma in tutto ciò mostra anche qualcosa di meno visibile ad occhio nudo, qualcosa che però esiste nell’uomo e non si cancellerà mai: la forza di vivere, la forza di trovare un significato nelle azioni più semplici, anche se queste sono letteralmente circondate dallo squallore. Navajazo è un incredibile film sulla forza dell’uomo, ma anche su quanto l’uomo stia cadendo e stia sprofondando nel fango, nonostante egli sia in grado di vivere, respirare e, cosa non meno importante, amare là dentro. E lo fa benissimo, usando immagini perfette, come l’ossimoro della ricerca di un rapporto sessuale basato sull’amore, nonostante venga filmato da telecamere e diventi in futuro un film porno, che riesce comunque ad annullare l’esterno, restando quindi forte nella relazione interpersonale, nel chiuso di un piccolo spazio salvo e invisibile tra due persone; chiuso nell’unica sacralità che rimane: quella dei rapporti umani.

Yari Grossi, 22 anni, Università di Milano

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