Festival de Locarno (7) DURAK, Yury Bykov – L’uomo giusto cammina solo (Concours international)

Dima è un idraulico che sogna di uscire dalla povertà studiando nel tempo libero per una scuola, la cui retta è pagata con difficoltà. Vive in una città russa gravemente colpita dalla corruzione, condividendo un piccolo appartamento con la madre (la quale si lamenta della situazione economica terribile in cui vivono, per colpa del padre, secondo lei, che non accetta di rubare quello che capita), il padre (il quale a volte si sente solo, nonostante la famiglia: “Quando scegli di non rubare non ti fai nemici ma perdi tutti gli amici”), la moglie e infine il figlio.

Durak2

Una notte, Dima viene svegliato per un’emergenza. Idraulico di picchetto, deve recarsi in una palazzina abitata da ben 820 residenti. Qui ci scopre una grande crepa nel muro e si rende conto che la palazzina cadrà da un momento all’altro. Inizia così la lunga odissea notturna di Durak che lo porterà a dover convincere una mezza dozzina di responsabili (nonché i principali corrotti e potenti della città, tra cui un politico ed un capo di polizia) del probabile imminente crollo dello stabile, i quali dovranno decidere il da farsi, tra il continuare la festa, il credere a Dima ed aiutarlo o l’insabbiare il tutto.

Yury Bykov (regista e sceneggiatore), al suo terzo lungometraggio, influenzato molto dalla letteratura russa (Dostoevskij su tutti, per sua stessa ammissione), scrive e filma una città, che è l’immagine di una Russia in un vero e proprio “campo di battaglia” di corruzione (non solo politica, ma culturale) di un tutti contro tutti, generato da anni di una politica corrotta; ma un’opera di questa potenza non può, e non deve, fermarsi ad una specifica società in uno specifico momento, ma allargarsi come metafora della società mondiale in generale.

Al contrario, Dima Nikitin ha vissuto e vivrà in ogni società, in ogni tempo, ed in ogni cultura. È l’uomo giusto, ovvero l’uomo di alta elevazione morale che non riuscirà mai a mentire a se stesso e ad accettare la tranquillità, a discapito di fare la cosa Giusta. Non sono fuori luogo nemmeno le similitudini religiose: Dima è anche Buddha o un Cristo, o forse sono quest’ultimi ad essere Dima, alla ricerca di un’elevazione morale di un popolo e di una sua salvazione terrena e reale (invece che spirituale). Il finale, incerto (su un doppio livello, proprio come ogni religione, sul destino del profeta e sul destino delle proprie parole), spinge ancor di più sulla visione di un personaggio religioso, come quella di un profeta. Ed il profeta ha sempre camminato da solo, proprio come Durak, che durante quest’enorme epopea, questa grande tragedia russa contemporanea, dovrà sempre più allontanarsi dalle persone a sé vicine, le quali, nel modo più onesto possibile, chiedono solamente di mantenere la famiglia unità in tranquillità e pace.
 Questo è un film politico, nel suo senso più elevato, nonché un film “moralista”, senza alcun tipo di accezione negativa.

Durak (The Fool) è un film avvincente e di una potenza enorme, capace di commuovere in un paio di occasioni, e che si permette anche un paio di colpi di scena non da poco.

Da notare anche qualche splendida scena, tra cui il piano sequenza in cui Dima entra alla festa, in ricerca dei responsabili dell’edificio, e viene letteralmente sommerso dagli invitati ubriachi: o come la scena in cui i principali corrotti del paese si isolano, per ascoltare ciò che ha da dire Dima, in una stanza completamente separata dalla festa, in cui sono obbligati a bere caffè o acqua per uscire dallo stato d’ebrezza causato dagli alcolici alla festa: una splendida metafora dell’uomo che cerca di risvegliare la coscienza dei potenti, riuscendoci, almeno in parte, ed almeno per un momento.

Durak potrebbe essere il film dotato del più grande cuore della 67° edizione del Festival del film di Locarno, e l’enorme giro di applausi ai titoli di coda non può che esserne la conferma.

Yari Grossi, 22 anni, Università di Milano

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