Festival de Locarno (8) YALOM’S CURE, Sabine Gisiger – Un breve viaggio in una mente affascinante (Hors compétition)

Yaloms_Cure



Irvin Yalom è uno degli psichiatri contemporanei più influenti al mondo: ha già pubblicato una decina di libri e ne ha venduto milioni di copie. È nato nel 1931 in una famiglia ebraica e povera negli Stati Uniti d’America. Durante l’infanzia si è appassionato alla lettura e nel 1956 si è laureato in medicina. Attualmente Yalom ha quattro figli e cinque nipoti, e vive con la moglie Marilyn, anch’essa scrittrice, con la quale è sposato da oltre cinquant’anni.
Nella sua carriera 
Yalom si è interessato principalmente a temi esistenziali, come la vita e la morte, l’amore e le relazioni umane, diventando così uno dei primi psichiatri a utilizzare la terapia di gruppo. Per lui era basilare far sentire al singolo l’appartenenza ad un insieme maggiore dandogli così più sicurezza e comprensione.

I 77 minuti di documentario sono composti principalmente da monologhi (in parte raccontati attraverso delle interviste frontali, con Yalom seduto in uno dei suoi tanti luoghi di meditazione, come dentro il proprio studio semi sperduto in una radura all’interno di una foresta, o nella casa in vacanza; ed in parte raccontati solo sonoramente, mentre sullo schermo scorrono immagini di luoghi – per così dire – poetici e profondi, oppure immagini e fotografie del passato – lavorativo e personale) sui temi di cui ha scritto, intercalati, talvolta, da riprese di paesaggi affascinanti e ispiranti (tramonti, riprese sott’acqua o vaste pianure), gli stessi in cui Yalom ha vissuto o va in vacanza.

Le immagini di paesaggi sono visivamente accattivanti, ma hanno il difetto di non essere particolarmente ricercate (o così almeno sembra), e di conseguenza di sembrare semplicemente un intermezzo un po’ superfluo tra un’intervista e l’altra.

Ciò detto, il ritratto non si ferma alla divulgazione parlata delle teorie sviluppate dallo psichiatra, ma ha il pregio di addentrarsi nel suo percorso intimo di vita, grazie all’utilizzo di filmati d’archivio che ci mostrano la vita e la messa in pratica delle sue teorie in modo più incarnato, esibendo così delle piccole verità relazionali che vanno oltre al semplice discorso teorico.
Dai ricevimenti di premi, ai discorsi in pubblico, fino alle versioni “recitate” di alcune sue terapie di gruppo, lo spettatore s’immerge nell’intimità di Yalom, approfittando pure di sequenze filmate dallo psichiatra stesso quando era giovane e in vacanza con gli amici oppure quando nascono i suoi figli…

Ma il difetto principale di tutto il documentario è di non sembrare particolarmente coeso: in soli 77 minuti è, ovviamente, difficile organizzare la biografia di 80 anni di una vita privata e lavorativa, di conseguenza il risultato è un “collage” di corti spezzoni di vita (per quanto riguarda la famiglia), e brevi aneddoti ed aforismi tratti dai suoi libri, senza dare un senso di continuità, bensì trasmettendo in continuazione l’assenza di un discorso; anche se c’è da dire che sarebbe stato quasi impossibile fare qualcosa di simile in così poco tempo. Inoltre non essendo la psichiatria un argomento così semplice da poter essere spiegato a fondo in poco meno di un’ora e mezzo, persino i monologhi sui propri lavori e pensieri, per colpa del tempo (o forse delle domande della regista?), sembrano essere troppo superficiali e poco sviluppate. È un vero peccato che una mente così interessante sia stata sfruttata così poco, poiché questo viaggio esistenziale, in cui Yalom e Gisiger ci portano, ha (avuto) più di uno spunto interessante.

Yari Grossi, 22 anni, Università di Milano

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