Festival de Locarno (9) LOS HONGOS, Oscar Ruiz Navias – Non c’è posto per i giovani (Cinéastes du présent)

Los_Hongos

Ras e Calvin sono due amici adolescenti di basso ceto, si divertono a colorare i muri della propria città con dei graffiti, e vivono entrambi una situazione poco felice. Ras deve occuparsi della propria nonna (con cui vive), anche se, dopo esser stato scoperto ad aver rubato più volte della pittura per i suoi graffiti, viene licenziato dalla ditta edile. Calvin invece vive con la madre (troppo religiosa per lui), e si ritrova con una ragazza che ama, anche se per lei vive un sentimento d’insicurezza, che lo porta, alla lunga, ad un altro sentimento di insoddisfazione.

Il film mostra le peripezie dei due ragazzi, alle prese con l’amore giovanile, le figure parentali, le figure istituzionali e la voglia di libertà e creatività; ma il tutto viene mostrato in una maniera che, a voler essere gentili è semplice, ma a voler esserlo meno, forse, diventa fin troppo banale, anche se ha il principale pregio di essere un film onesto, una sincera rappresentazione della vita giovanile colombiana (ma su molti temi, ovviamente, si può ampliare il discorso ad ogni giovane di ogni luogo e, forse, tempo).

Infatti, in questo film, Ras e Calvin sono completamente in balìa degli altri, anche se spesso per motivazioni completamente legittime: sono alla ricerca di un lavoro per sostenere finanziariamente la famiglia; sono in una fase della vita dove, confusi dal sesso opposto, non riescono a decifrare i propri comportamenti; non hanno fiducia nelle istituzioni, e il rapporto con la polizia non è per nulla positivo. È il momento della vita in cui ogni giovane deve prendersi responsabilità, forse troppo grandi, e deve capire quanto il mondo sia a volte incomprensibile.

Ed in questo il film riesce ad essere una rappresentazione simpatica e colorata, ma rimane una commedia senza particolari punti di forza. Poiché ambientata in una Colombia primaverile, sarebbe impossibile non avere una fotografia quantomeno sprizzante colori, almeno una volta ogni tre inquadrature, ed una colonna sonora, di stampo e andamento tipicamente sudamericano, che mette voglia allo spettatore di alzarsi e ballare. È una torta sudamericana colorata e profumata, ma con un gusto già sentito, tipico di ogni commedia giovanile, con degli attori, a dipendenza delle situazioni, a volte troppo forzati, ma a volte un po’ più credibili.

Gli ultimi cinque minuti del film riescono a chiudere un discorso sull’inadeguatezza della nostra società per i giovani in una maniera anche affascinante e ricercata, ma troppe volte vengono mostrate scene, che tentano così forzatamente di essere dolci o politiche, ma completamente fuori luogo con il resto, senza riuscirci, da far quasi innervosire, come dei forzatissimi abbracci tra nonna e nipote davanti alla televisione, o delle scene di dialoghi (anch’essi forzati) dove viene espressa solidarietà a tutte le culture e le popolazioni, durante una discussione sul tipo di graffito da disegnare. Un colorato impasto di colori, suoni, semplicità, con un pizzico di forzature di troppo, sarebbe la ricetta riassunta per questa torta colombiana.

Yari Grossi, 22 anni, Università di Milano

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