Festival de Locarno (16) LOS ENEMIGOS DEL DOLOR, Arauco Hernandez – L’empatia di chi ha sofferto (Cinéastes du présent)

Los_Enemigos_del_dolor

Un attore teatrale tedesco, che non parla molto spagnolo, arriva (senza soldi) all’aeroporto di Montevidèo, in cerca della moglie, la quale è fuggita da casa senza spiegare nemmeno il perché. Un po’ per il suo pessimo carattere, un po’ per pura sfortuna, egli si ritrova prima ad essere rincorso da dei rapinatori, e poi in centrale di polizia per aver rubato un portafoglio; ma sarà proprio grazie ai rapinatori che incontrerà il primo dei suoi nuovi amici, Pedro, ex tossicodipendente, che non solo lo salva dagli inseguitori, ma gli offre anche alloggio nella propria casa. In centrale di polizia, invece, farà conoscenza dell’uomo a cui ha rubato il portafoglio, Nelson, un’ex guardia di sicurezza, anch’egli lasciato dalla moglie recentemente. Insieme uniranno le forze per aiutare una quarta persona che soffre.

I tre personaggi non parlano molto (e quando lo fanno, faticano a capirsi), e si conoscono pure poco; addirittura il nome di ciascun personaggio non viene detto nemmeno due volte lungo tutti gli 80 minuti di durata del film, e di dialoghi sulla vita privata dei personaggi non c’è praticamente traccia. I personaggi sono estremamente straniati dagli altri ed una musica elettronica particolare – nonché l’unica colonna sonora del film – riesce a trasmettere bene questa sensazione, ma benché a primo acchito si ha l’impressione che nessuno di loro è interessato a creare un’amicizia (perché credono di non avere nulla in comune), si scopre progressivamente che non si sarebbero mai incontrati se nella vita ognuno di loro il dolore non avesse avuto un ruolo fondamentale. Infatti ai tre protagonisti importa fare la cosa giusta : aiutare un ragazzo.

Malgrado i tre protagonisti abbiano vissuto una guerra (metaforica), e questa guerra l’abbiano ormai persa, questo film ci insegna come si possa trovare la forza di aiutare chi ancora questa guerra la sta combattendo, perché chi sa cosa sia il dolore, sa bene quanto sia importante che nessuno più soffra.

Inquadrando una Montevideo desolata e dispersa, grigiastra e vuota, amaramente malinconica, grazie ad una fotografia spenta e al vuoto ed alle macerie spesso filmate, la regia incarna perfettamente questo sentimento « post bellico ».

Quest’onesta e simpatica commedia noir basata sulla difficoltà di comunicazione e sull’empatia tra le persone che soffrono merita sicuramente una visione.

Yari Grossi, 22 anni, Università di Milano

Advertisements
This entry was posted in TGC Ticino. Bookmark the permalink.

Laisser un commentaire

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Changer )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Changer )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Changer )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Changer )

Connecting to %s