Fuori mira, di Erik Bernasconi – Stilisticamente fuori dal coro

Fuori mira è l’ultimo film del regista ticinese Erik Bernasconi, uscito sul grande schermo il 30 ottobre 2014.

La trama si svolge lungo l’arco di un’intera giornata in una cittadina ticinese, più precisamente in un unico quartiere, nel quale non accade mai nulla che sia minimamente fuori dall’ordinario. Questo fino al momento in cui il protagonista, un tassista africano di nome Germain, si ritrova bersaglio di un proiettile, mentre se ne sta tranquillamente in balcone.

Quest’avvenimento fa partire tutta una serie d’indagini atte a scoprire chi è stato a sparare. Tuttavia il povero Germain, oppresso da tutta una serie d’infausti eventi, passa rapidamente dalla parte della vittima a quella del colpevole agli occhi delle forze dell’ordine, degli abitanti del vicinato e anche della sua donna.

Diversi sono i temi trattati nella pellicola, uno su tutti è la xenofobia dei cittadini del quartiere, i quali accusano il protagonista di aver reso la zona residenziale un luogo pericoloso e di essere la causa del suo stesso male. Il loro odio si fa sempre più forte fino al momento in cui il razzismo vince, mettendo in luce l’ipocrisia di un popolo che predica bene, ma razzola molto male, arrivando a commettere tutte le nefandezze inizialmente imputate a coloro che sono considerati diversi.

La trama non brilla certamente per l’originalità, un mix tra commedia e thriller, ma è proprio questo miscuglio tra divertimento e suspense a tenere lo spettatore incollato alla poltroncina, desideroso di scoprire il protrarsi degli eventi.

Una trentina di personaggi (alcuni messi lì un po’ “tanto per”, altri ben delineati) le quali storie si intrecciano andando ad arricchire la profondità della trama. Un’ora e mezza di film e nemmeno un minuto di noia, o quasi, se non per qualche scena di dubbia utilità.

Ottima la scenografia, riprese eccellenti che contribuiscono a donare ritmo al film, colori che esaltano i toni del racconto, che vanno facendosi sempre più cupi fino al finale, dove tutto finisce così com’era cominciato.

Personalmente ho apprezzato molto questo film, pieno di scelte stilistiche molto azzeccate; forse non annienterà i pregiudizi verso gli stranieri, ma di certo ha cambiato quelli che avevo verso il cinema ticinese.

Milo Wroblewski
Milo_Wroblewski

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