Fuori Mira, di Erik Bernasconi – Una realtà sur filo del rasoio

Fuori Mira è un film che, almeno io, non avrei mai pensato potesse uscire in Ticino. È cinematograficamente molto valido, divertente, ma anche drammatico e tocca temi molto profondi.

La storia non ha un vero protagonista, ma si concentra sugli abitanti di un piccolo quartiere di una valle ticinese; un paese tranquillo in cui, come in molti comuni ticinesi, convivono culture diverse, senza troppi problemi.

Il film si presenta come un thriller dalle connotazioni pulp, con un proiettile che sfiora la fronte di uno dei personaggi principali quasi all’inizio del film. In realtà, questo è solo l’episodio che porta alla luce tutti i veri problemi, e cioè la paura, i pregiudizi, ma anche la differenza tra le persone e le culture che per alcuni sono incompatibili e sempre lo saranno.

La cosa che colpisce del film è che è molto veritiero, non c’è un personaggio buono e uno cattivo, hanno tutti le loro piccole colpe e le loro piccole glorie, perché sono tutti molto umani. Non vi è un vero protagonista, ma i protagonisti sono tutti gli abitanti del quartiere: chi più chi meno, giocano tutti una parte importante nella storia, anche se si può dire che la storia sia concentrata attorno a due personaggi, un ragazzo di colore di nome Jermain (Jean-Christophe Folly) e la sua ragazza Jessica (Martina De Santis), che dopo lo sparo si trovano a dover affrontare un sacco di problemi all’interno della coppia, come un tradimento passato, la disapprovazione del padre di lei per la scelta del partner e i pregiudizi del resto del quartiere.

Ma questa è solo una delle varie storie intrecciate che ci mostra il regista nel film. È notevole come Erik Bernasconi sia riuscito a trasmettere contemporaneamente tanta leggerezza e tanta profondità, facendo saltare lo spettatore da una scena tristissima alla realtà di tutti i giorni, spaziando tra colpi di scena, lacrime e risate.

Il film mostra bene la realtà ticinese: un miscuglio di culture che si sopportano a vicenda, con una moderata chiusura nei confronti dell’essere umano in genere; appena qualcosa rompe questo piccolo equilibrio ognuno punta il dito verso l’altro, il diverso, perché non si sente al sicuro, perché non comprende, perché i suoi ragionamenti e le sue decisioni non sono determinati dalla logica ma solo dalla paura di qualcosa che non si conosce bene. Questo è applicabile alla realtà di tutti i giorni qui, in un luogo così piccolo come il Ticino, dove non si riesce a vivere in pace accettando le altre culture ma si resta ancorati ai pregiudizi verso l’altro.

Il personaggio di Giovanni, un vecchietto piuttosto schivo e odioso, rappresenta bene la chiusura mentale: verso la fine del film Giovanni tira fuori tutta la sua ira puntando addirittura una pistola contro i suoi stessi concittadini, pur di ristabilire l’equilibrio fittizio nel quartiere.

Personalmente, ho riso moltissimo e mi sono anche commosso, entrambe le volte che ho visto il film. Ho adorato vedere Fuori mira e pensarlo come ticinese, dal momento che finora è sempre stato difficile che prodotti di qualità potessero trovare lo spazio e il finanziamento necessario per essere prodotti nel piccolo Canton Ticino.

E invece sì. Così è stato!

Un film che racchiude tanti personaggi diversi, tutti realistici benché un po’ goliardici, molto veritiero per quanto irrealistico. Mi ha colpito sempre di più e fatto innamorare.

Samuel Iembo

Samuel_Iembo

 

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