BOYHOOD, di Richard Linklater – storia di un ragazzo

Il nuovo film di Richard Linklater si intitola proprio così, Boyhood. Grazie a questa pellicola, Linklater ha vinto l’Orso d’argento come miglior regista alla 64esima edizione del Festival del Film di Berlino.
Il film, ambientato in Texas, narra la vita di Mason. La vicenda inizia quando il bambino ha 8 anni e termina nel momento in cui il ragazzo inizia il college. Nel mezzo troviamo diverse vicende di vita quotidiana: le discussioni con la sorella maggiore, le prime cotte, i cambiamenti di look, la ricerca della strada da seguire per il futuro e, non da ultimo, il rapporto di Mason con i genitori separati e con i vari compagni della madre nel corso degli anni.
Ho trovato la proiezione molto interessante sotto diversi punti di vista, primo su tutti le tematiche trattate. Nel lungometraggio ci viene mostrata quella che potrebbe essere la vita di una tipica famiglia monoparentale che non dispone di molte risorse finanziarie. La madre si ritrova a crescere i due figli da sola mentre il padre è assente. Nel corso degli anni la madre conosce alcuni uomini con i quali instaura una relazione all’apparenza stabile, in realtà poi emergono sempre fattori che la portano ad allontanarsi e di conseguenza a trasferirsi coi figli in modo da allontanarli da uomini violenti e alcolizzati. Dall’altra parte abbiamo il padre, figura non molto presente nella vita dei bambini nei primi anni. Successivamente inizia a incontrarli più spesso e instaura con loro un buon rapporto, tanto che, verso la fine, il padre stesso dice di essere finalmente diventato l’uomo responsabile e paterno che la ex-moglie avrebbe voluto che lui fosse fin da subito.
Nell’opera di Linklater ritroviamo anche gli aspetti caratteristici della crescita di un bambino: il regista ci mostra le prime esperienze che quasi tutti affrontano negli anni dell’adolescenza, ad esempio il crearsi una cerchia di amici, provare a bere e fumare, non solo sigarette, trovare una compagna, superare una rottura, sfidare i limiti imposti dagli adulti, ricercare la propria identità e il proprio futuro.
La particolarità del film è sicuramente quella di essere stato girato sull’arco di diversi anni. Iniziata nel 2002, la pellicola è stata terminata nel 2013 e si è mantenuto lo stesso cast durante tutta la realizzazione. È interessante poter notare come i personaggi cambino non solo mentalmente e caratterialmente, ma anche fisicamente. Si può quindi osservare come Mason, interpretato da Ellar Coltrane, cresca nel corso degli anni, riusciamo persino a vedere i segni dell’adolescenza sulla sua pelle. Allo stesso modo possiamo vedere il mutamento, soprattutto fisico, della sorella e dei due genitori sull’arco dei circa 12 anni. Un altro elemento da osservare può essere quello dell’evoluzione della società: durante gli anni notiamo che vi siano nuovi elementi introdotti, come ad esempio l’uso dei telefoni cellulari e dei computer, ma non solo, possiamo infatti anche notare come lo stile dei vestiti si modifichi dall’inizio alla fine del film.
Mi sento di raccomandare questo film-documentario, poiché, nonostante sia un po’ più lungo rispetto a una pellicola classica, è davvero interessante e coinvolgente.

Andrea Foiada, studentessa

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