BOYHOOD, di Richard Linklater – Carpe Diem

Un film di solito è composto da quatto parti: equilibrio iniziale, rottura dell’equilibrio, esaltazione o degradazione massima del protagonista, e ritorno dell’equilibrio. Boyhood no, non è un film che si compone così. Questo film affronta tante tematiche attraverso la vita di un ragazzo senza seguire i canoni romanzeschi di un qualunque film: è un film reale.
Boyhood segue la storia di una famiglia composta da una madre single con due figli, un bambino e una bambina. Il film ruota principalmente attorno alla vita del ragazzino, Mason, che si mostra chiuso nel suo mondo e introverso. Il padre del ragazzo si trova in Alaska, dopo essersene andato di casa per via delle frequenti liti con la compagna. Le riprese del film sono durante 12 anni, e 12 anni dura la storia raccontata, che segue il ragazzo fino al suo diploma e l’inizio del college. Durante questo lungo percorso, accadono un migliaio di cose: la madre divorzia più volte, il padre torna, la famiglia trasloca in un’altra città, la madre riprende a studiare e successivamente trova un posto di lavoro come professoressa universitaria. Ognuna di queste vicende ha un’atmosfera diversa, ogni episodio porta Mason a cambiare, a crescere, e dona al film un respiro sempre nuovo.
Tre ore in cui si riassume una storia che di storie ne contiene molte, in cui ogni personaggio evolve costantemente, vivendo dei periodi alti e altri bassi: la madre single che fa fatica ad arrivare a fine mese diventa una professoressa affermata; il padre che entra nella storia come un personaggio ribelle e senza lavoro, muta in una persona con la tipica famigliola felice e un lavoro da assicuratore. Mason soprattutto, da bambino timido e immerso nel mondo dei videogiochi, sempre più si rivela un’anima artistica e interessante, con un volto di mistero e con sempre più relazioni sociali, tanto da arrivare ad avere completamente in mano la sua vita. Insomma, il ragazzino che tanto sembrava spaventato dal mondo diventa una persona speciale; questa è l’impressione che il film mi ha dato.
Subito dopo aver visto questo bellissimo film, mi sono chiesto quale fosse il senso. Il senso si riassume, per me, con una conversazione che Mason ha con il padre dopo il diploma. Il ragazzo ha appena rotto con la sua ragazza, con cui si era creato un gran legame affettivo. Il padre parla con il figlio, spiegandogli che esistono molte parti della vita, e ognuna ha il suo senso, il suo ambiente, le sue emozioni, ma questo non significa che ce ne sia una migliore o peggiore, sono solo diverse. “Se io fossi stato castrato come ora quindici anni fa, sarei stato con tua madre ancora adesso”. Carpe diem, dico io.
Ogni parte della vita ha un suo perché che non per forza è legato al passato o al futuro; ogni parte della vita porta a una crescita, e l’importante è vivere ognuna di queste a pieno. Non bisogna rimpiangere il passato o sognare troppo il futuro, ma vivere il momento. Può capitare di essere al momento sbagliato nel posto sbagliato, come al momento giusto nel posto giusto, ma l’importante è il momento. Perché alla fine non ci resta nient’altro che il presente.

Samuel Iembo

Scuola Cantonale di Commercio Bellinzona, Classe III

Samuel_Iembo

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