BOYHOOD, di Richard Linklater – Il film che dà una svolta al mondo cinematografico

Girato nel corso di 39 giorni sull’arco di 12 anni, Boyhood racconta la storia del giovane Mason durante la sua crescita dall’infanzia fino alla fine della sua adolescenza. A seguirlo ci sono la madre divorziata, che, a causa delle relazioni sentimentali instabili nelle quali si mette, lo costringe a traslocare spesso. Ci sono inoltre la sorella maggiore Samantha e il padre irresponsabile e fin troppo assente.
È incredibile pensare che Linklater, il regista, sia riuscito a riunire ogni anno il cast per girare alcune scene del film. Questo ci permette di vedere gli attori che cambiano realmente. Nella maggior parte dei film i personaggi che invecchiano non lo fanno realmente, i cambiamenti sono solo il frutto di trucco e costumi. La tecnica di Linklater è molto semplice: utilizza gli stessi attori per tutto il film e quindi per mostrare l’invecchiamento non fa altro che lasciare che l’attore invecchi davvero. Il regista è noto per questo genere di film incentrati sul passare del tempo: ha diretto le riprese della serie americana “Before” che narra di un ragazzo e di una ragazza che si incontrano casualmente per poi innamorarsi uno dell’altra. Il lungometraggio fa capire cosa significa essere ragazzi americani al giorno d’oggi ed è fondato quasi tutto sul concetto di famiglia durante il corso dell’adolescenza. Il racconto passa attraverso momenti in linea di massima ordinari o eventi poco importanti, quel che conta è il passare del tempo. Questo è l’elemento principale che distingue questo film dagli altri. Il film però non è affatto un documentario, segue semplicemente le vicende di una classica famiglia americana, senza mai far annoiare il pubblico. È interessante vedere come Linklater non si soffermi su scene come il primo bacio, il ritorno a scuola, o il ballo di fine anno, ci presenta spesso e volentieri scene banali, ma accattivanti e affascinanti.
A essere sincero mi aspettavo una qualche scena d’azione durante il film, ma solo alla fine del film ho capito che non era necessaria: Boyhood rappresenta un nuovo tipo di film, un film che semplicemente racconta la storia di un normale bambino americano. Inizialmente, non mi è piaciuto il modo con cui il regista ha scelto presentare le ellissi. In seguito, pensandoci un attimo, ho capito che Linklater lo ha fatto di proposito: voleva che il film fosse seguito attentamente in modo da vedere l’invecchiamento dei personaggi attraverso dei particolari specifici e sottili come ad esempio il taglio di capelli, il differente genere di musica di sottofondo, il modo di parlare, le azioni svolte dai personaggi.
Gli attori sono stati molto bravi: sono entrati in modo ottimale nella parte a loro assegnata e hanno recitato molto bene. Scegliere degli attori conosciuti nel mondo cinematografico ha permesso al film di fare un evidente salto di qualità.
Consiglio dunque di vedere questo film agli amanti dei dettagli e dei film realistici.

Evan Schneeberger

Scuola Cantonale di Commercio Bellinzona, Classe III
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