BOYHOOD, di Richard Linklater – Quando vita e cinema si fondono.

Lungo 12 anni, ma girato in soli 39 giorni, Boyhood è un film praticamente unico nel suo genere. Un innovativo esperimento della storia del cinema uscito perfettamente.
Prima di andare a vederlo mi sono chiesto come sarei riuscito a sopportare 166 minuti di un film che racconta la vita di una normalissima famiglia americana. Durante il film però non mi sono reso conto dello scorrere del tempo, tanto che prima dell’ultima scena pensavo ancora di dover vedere la seconda parte.
Boyhhod è un film diverso da tutti gli altri perché non è ricco di colpi di scena, anzi ne è completamente privo. Dopo ogni sequenza aspettavo che succedesse qualcosa di sorprendente, che però non è mai successo. D’altronde è giusto così: credo che lo scopo di questo film sia quello di documentare la vita di un ragazzo qualunque e, come nella maggior parte delle vite di ogni ragazzo, non c’è nessun stravolgimento completo della storia, elemento che invece è presente nella maggior parte dei film. La mancanza di colpi di scena può essere spiegata dal fatto che il film si ferma quando Mason ha vent’anni, è quindi ancora troppo giovane per aver affrontato i possibili ostacoli della sua vita come ad esempio la morte dei genitori, il fallimento di un matrimonio o la perdita di un lavoro.
Il film è molto interessante perché attraversa le diverse fasi di vita di Mason: inizia quando ha otto anni e va alle elementari, racconta del divorzio dei suoi genitori, dei litigi con la sorella, dei primi amori. Il film racconta anche uno spezzato dei diversi decenni, possiamo seguire l’evoluzione della tecnologia e i cambiamenti sociali e politici della società.
L’elemento che più mi ha colpito è stata la staticità dello sguardo di Mason, anche con il passare degli anni è rimasto sempre lo stesso.
Boyhood attraverso la sua semplicità riesce a fare sembrare straordinario l’ordinario, rendendo appassionante pure una storia che di azione ha ben poco.
Linklater riesce a fare immedesimare ogni spettatore nei suoi personaggi. Insomma, se lo possiamo dire, una vera rivoluzione del cinema che apre le porte a un nuovo genere.

Andrea Paganessi

Scuola Cantonale di Commercio Bellinzona, Classe IV

andrea

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