Castellinaria – Deux jours, une nuit (Dardenne) : 72 ore di vergogna

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Deux jours une nuit è un film belga dei fratelli Dardenne, noti registi attivi nella cinematografia sociale.
Il film descrive molto sistematicamente le dure fasi della disoccupazione in un mondo dettato dall’economia e dal guadagno, un mondo che spinge le persone a non avere più umanità.

Sandra (Marion Cottilard), la protagonista, ha sofferto di depressione per un po’ di tempo e ha dovuto quindi assentarsi dal lavoro. Al rientro, i colleghi hanno dovuto votare riguardo al suo futuro; le opzioni erano riprenderla a lavorare, o accettare un bonus di 1000 euro a testa ma licenziarla. In una situazione di crisi economica dove ognuno deve attaccarsi a quel che ha, è difficile rinunciare a dei soldi in più e preoccuparsi di altre persone, il sistema capitalista ci spinge a questo, e questo io ho visto in questo bel film.

Deux jours, une nuit parla di questo, ma non solo, descrive anche la difficile situazione di Sandra, appena uscita dalla depressione ma ancora debole, che dopo una prima votazione è licenziata a favore del bonus. Grazie a qualche contatto però è riproposta la votazione, e due giorni e una notte è il tempo che lei ha per cercare di riprendersi il suo lavoro.
Ad uno ad uno, Sandra cerca, trova, e parla con i suoi colleghi di lavoro. Pronunciando sempre la stessa frase, sempre con quell’espressione distrutta da persona che si sente uno schifo nell’andare a chiedere l’elemosina di un voto. Ma deve farlo. Arriva addirittura a ingoiare un barattolo di Xanax, stremata dallo stress e dall’incapacità di trovare una soluzione alla difficile situazione. Ma deve andare avanti. Se perde il lavoro, la sua famiglia non riuscirà ad arrivare a fine mese.

Ogni volta che lei comincia il discorso con ognuno dei suoi colleghi, lo spettatore si sente male: dà fastidio doverla sentire umiliarsi così, ed è ancora più brutto sentire i diversi pareri delle persone, alcuni disperati, che hanno bisogno del bonus, alcuni egoisti, alcuni aggressivi oltre che egoisti, alcuni pentiti di aver votato per il bonus. Alla fine della storia, emergono sempre più dei tasselli che compongono un puzzle strano di macchinazioni e minacce, fatte dal capo ai dipendenti, per accettare il bonus.

Sono in 16, e lei ne ha convinti 8 a votare per lei, ma uno di questi ha un contratto determinato. Lunedì mattina, due giorni e una notte dopo, la votazione viene effettuata. 8 contro 8. E ora? Il capo supremo la convoca in ufficio, e le dice che visto lo scompiglio creato nella situazione, ha deciso di concedere il bonus e di riprenderla. La favola è completa e il finale è perfetto.

Ma. C’è un ma.
Si sono accorti che bastano 16 persone per il lavoro, quindi un contratto determinato non verrà rinnovato. E qui, dopo 72 ore di elemosina e vergogna, dopo scontri morali e finanziari tra tutti, lei è coerente. Rifiuta, e se ne va, con aria felice e soddisfatta per aver ritrovato quello che davvero le mancava in tutto questo. La dignità.

Samuel Iembo

Scuola cantonale di commercio, Bellinzona, classe III

Samuel_Iembo

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