ANITA B di Roberto Faenza: L’IDENTITÀ E LA MEMORIA

Anita B, l’ultimo film di Roberto Faenza, racconta di una ragazza ebrea sopravvissuta ai campi di concentramento durante l’Olocausto. Anita, finita la guerra, va a vivere dagli zii in una cittadina della Cecoslovacchia vicino Praga, dove la giovane donna si innamora di Eli, il cognato della zia, con il quale intratterrà una difficile relazione caratterizzata da attrazione e repulsione, amore e odio.

Faenza ci dona l’immagine di una comunità ebraica che vuole reagire; ma in che modo?
Alcuni cercano di dimenticare il proprio passato, come fanno gli zii di Anita, evitando completamente ogni riferimento all’Olocausto, annullando la propria identità ebrea. Allo stesso modo sta agendo l’Europa, scacciando i tedeschi e rimuovendo ogni ricordo della guerra.

In contrapposizione a questo modo di agire, c’è il comportamento di Anita, che dopo aver superato esperienze terribili, non vuole dimenticare, bensì ricordare, parlare, confrontarsi con il mondo. È proprio questo il messaggio che il film vuole dare: solo nel nostro vissuto possiamo riconoscerci e crearci una nostra identità.

Viene ribadito spesso all’inizio del film che Anita è senza documenti, sospesa in una sorta di limbo nell’attesa di riceverli: non avere il passaporto vuol dire non essere. In realtà non è l’assenza di documenti ad annullare l’identità di Anita, bensì la volontà collettiva di occultare il passato.

Come ha ribadito più volte lo stesso regista, Anita B è un film che tratta dell’Olocausto senza mostrarne i carnefici o i luoghi; è il percorso della vittima che sceglie di affrontare il ricordo.

Il duplice rapporto che i sopravvissuti all’Olocausto hanno con la memoria viene rappresentato dalla bipolarità nella relazione amorosa tra Eli e Anita. Infatti l’immaturità di Eli, che rappresenta quella di una parte della comunità ebraica, impedisce ad Anita, e a coloro che vogliono ricordare, di della affrontare la propria memoria per andare avanti ed emanciparsi.

Il film si conclude esplicitando che è necessario rendere il passato presente nel proprio futuro.

Anita B. è un film semplice e fluido, ma poco realistico: i dialoghi didascalici e la forzatura nell’inserimento di alcune scene che volevano essere poetiche, lo hanno reso poco naturale e scontato.

Laura Monte

Liceo di Bellinzona, 18 anni

laura

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