Castellinaria – Deux jours, une nuit (Dardenne) – dalla solitudine all’autoconsapevolezza

Questo film racconta le vicende di una donna, madre di due figli, che è appena uscita da un periodo di forte depressione. Ritornata al lavoro, si rende conto che il suo impiego è a rischio e che i suoi colleghi hanno deciso a maggioranza di farla licenziare per poter così ottenere un bonus di stipendio. Dopo essersi confrontata con il suo capo, la protagonista ottiene un’altra occasione: dovrà dunque riuscire a convincere i suoi collaboratori a cambiare idea, rinunciare al bonus e così consentirle di tenersi il lavoro.

Ciò che più mi ha colpito del film è il fatto che la protagonista non agisce come una madre, cioè facendo di tutto per riottenere il lavoro e così poter garantire un futuro ai suoi figli, ma in seguito alla depressione la sua autostima è talmente inesistente da non consentirle di far valere le proprie ragioni, né di avercela con i colleghi, i quali preferiscono ricevere i soldi per rifare le mattonelle del giardino piuttosto che essere solidali con lei. Interessante il fatto che nessuno di loro sia in grado di prendere una decisione autonomamente senza prima conoscere quella degli altri; ignavi insomma che se ne lavano le mani, imputando ad altri le conseguenze delle proprie scelte e che senza remore pensano esclusivamente al proprio interesse.

Il film è abbastanza ripetitivo, soprattutto nei dialoghi. Tuttavia questa sua caratteristica, assieme alle ottime inquadrature, e all’esemplare l’interpretazione della protagonista, mette in luce i diversi stati d’animo del personaggio, i quali passano dalla felicità e alla speranza che tutto si risolva, alla disperazione e allo sconforto per la paura di incutere pietà.

Con questa pellicola i fratelli Dardenne rappresentano alla perfezione il senso di solitudine e l’emancipazione dalla realtà dovuti alla depressione.

Milo Wroblewski

Scuola Cantonale di commercio, Bellinzona, Classe IV

Milo_Wroblewski

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