DEUX JOURS, UNE NUIT (DARDENNE): LA DEPRESSIONE AI TEMPI DELLA DEPRESSIONE

L’ultimo film dei fratelli Dardenne, “Due giorni, una notte”, ci racconta la storia di Sandra, una donna che ha affrontato un periodo di depressione, che l’ha portata ad assentarsi dal lavoro per alcuni mesi.

Ora, però, è pronta a tornare, ma viene votato il suo licenziamento: ai suoi colleghi viene offerto un bonus a patto che Sandra venga licenziata. Questi votano con una maggioranza di quattordici voti contro due per il licenziamento della protagonista.

Alcuni amici di Sandra riescono, però, a invalidare il voto, così da far ripetere la votazione. Sandra ha un fine settimana per trovare i suoi colleghi e convincerli a rinunciare al bonus e votare per la sua permanenza.

Il film inizia con la telecamera che inquadra la protagonista mentre dorme. È giorno ed è venerdì. Il telefono squilla, Sandra apprende del suo licenziamento e così inizia la sua odissea che durerà due giorni e una notte. Spinta con forza dal marito, Sandra parla con i suoi colleghi.

I fratelli Dardenne ritraggono il percorso di Sandra esaltandone la monotonia, privandoci di colpi di scena: la protagonista passa da un collega all’altro ripetendo sempre le stesse cose, con lo stesso imbarazzo, la testa bassa, l’espressione depressa, sempre di giorno, con la stessa luce. Niente variazioni, proprio come avviene nella depressione.

Tutto prosegue così fino a quando non avviene il colpo di scena, che altro non è che la conseguenza logica di una depressione, in un mondo in depressione. La scenografia cambia: per la prima volta vediamo la notte. Nell’oscurità, nell’assenza di luce di un sistema che opprime, Sandra riesce ad alzare la testa: la donna che abbiamo incontrato all’inizio del film mentre dormiva di giorno, ora non dorme neanche di notte.

Il lunedì mattina seguente i colleghi rivotano, con otto voti a otto Sandra viene licenziata: non ha raggiunto la maggioranza.

La protagonista sta per lasciare il posto di lavoro, quando il suo capo la chiama e la informa che fra pochi mesi non rinnoverà un contratto e che, quindi, potrà riavere il suo lavoro. Sandra è però consapevole che questo significa che uno dei suoi colleghi perderebbe il lavoro, quindi rifiuta.

Esce. È giorno. Cammina con passo sicuro e a testa alta. Chiama il marito e lo informa del proprio licenziamento, ma lo rassicura, per la prima volta in tutta la pellicola, dicendo che inizierà immediatamente a cercare lavoro. Il tempo della sua depressione è finito.

I Dardenne ci raccontano la storia di una donna depressa, in un mondo che, vittima del suo stesso sistema, è anch’esso depressione: la depressione dell’anima e della società.

Un film crudo, reale e riuscito, ci angoscia per provocarci: l’unico modo per guarire dalla depressione interna che ci affligge è combattere quella esterna che ci opprime.

Dobbiamo vedere le cose con una luce diversa, una luce che ci permetta di alzare la testa e comprendere i mali del nostro sistema e per combatterli, consapevolmente, e ritrovare così la felicità.

Laura Monte

Liceo di Bellinzona, 18 anni

laura

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