Mia Madre di Nanni Moretti

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GIORNI D’ANGOSCIA

Mia madre è la recentissima pellicola autobiografica di Nanni Moretti, proiettata nelle sale del Festival del Film di Cannes.
Il film narra la vicenda di Margherita (alter-ego di Moretti, interpretato da Margherita Buy): una regista, una mamma, una sorella e una figlia, la quale assiste, giorno dopo giorno, al peggioramento della salute della propria madre fino alla sua morte.
La madre (Giulia Lazzarini) di Margherita è una signora anziana, che durante tutta la sua vita ha coltivato un’immensa passione per il latino e il greco, tanto da continuare a studiare queste antiche lingue anche dopo aver smesso di insegnare agli studenti liceali. È una donna dal carattere molto dolce, che intenerisce i cuori degli spettatori e li coinvolge con la sua simpatia.
Partecipi a questa situazione lo sono anche la figlia ed il fratello di Margherita: Livia e Giovanni (interpretato da Nanni Moretti). Livia è un’adolescente molto legata alla nonna, con lei studia il latino e a lei confida i propri segreti mai detti alla madre. Giovanni è un uomo tranquillo, solo, protettivo e che da poco ha lasciato il lavoro perché non lo motivava più. In questo universo di emozioni, Margherita, Giovanni e Livia si sentono forse un po’ più vicini fra loro, condividono numerosi momenti insieme e si fanno coraggio a vicenda per superare il duro momento.
Sullo sfondo della vicenda il personaggio di Barry (interpretato da John Turturro), un attore dall’accento straniero che lavora sul set di Margherita, conferisce al film una nota comica, regalando allo spettatore qualche momento di divertimento.
La pellicola mostra le scene piene di angoscia, di paura e di rabbia che caratterizzano questo periodo della vita di Margherita, durante il quale la donna fa da spola fra il set cinematografico (dove sta girando un film sulla disoccupazione) e l’ospedale (luogo in cui la madre è ricoverata). Emerge la difficoltà della protagonista di conciliare lavoro e vita privata: a volte è impossibile non dare retta ai sentimenti e mostrare unicamente il proprio lato professionale. La regista continua a svegliarsi nel bel mezzo della notte in preda a degli incubi, diventa molto suscettibile durante il lavoro, vive momenti di crisi con il suo compagno, ha spesso dei flashback sul suo passato e si ritrova a riflettere sulle fragilità della sua personalità e sui propri difetti. Questi pensieri, incubi e ricordi vengono messi in scena durante la pellicola, e a volte per lo spettatore risulta difficile distinguerli dalle scene che invece mostrano la vicenda vera e propria. Questa tecnica di montaggio rende però ancora più angosciante la vicenda e avvicina gli spettatori ai sentimenti dei protagonisti.
Il film inscena sicuramente in primo luogo il dolore, la rabbia, l’angoscia, la paura e la tristezza che ognuno di noi prova al momento in cui si perde una persona che ci è cara. Il film ricorda che è nei periodi di profonda crisi e confusione che emergono i punti deboli di ognuno; in questa storia Margherita diventa consapevole del suo atteggiamento autoritario e del suo carattere esuberante che infastidisce chi la circonda. Ma credo che il regista abbia voluto ricordare un altro aspetto fondamentale al suo pubblico: non bisogna dimenticarsi del futuro. Questo messaggio viene fatto emergere durante l’ultima scena del film, quando Margherita, forse durante un suo sogno, chiede alla madre (nella realtà ormai defunta): “A cosa stai pensando?” e la madre risponde con serenità: “A domani”.

Laura Laffranchi, Liceo Bellinzona, 17 anni

Laura Laffranchi

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